In mezzo a tante cattedrali commerciali che stanno conquistando uno dopo l’altro tutti gli spazi attorno, qualcuno a Sesto Ulteriano è tornato ad accorgersi di lui: l’oratorio alla rotonda di via Po, proprio dove le case di Cologno strappano l’ultimo angolo di storia in mezzo a tanta modernità, anche brutta. Cos’è questa chiesetta esilmente sostenuta da mattoni sbrecciati, ancora comunque non sbriciolati dal tempo e dall’incuria? C’è qualcuno che può fare qualcosa per salvarla (o quantomeno salvare il salvabile), prima della non improbabile eventualità di un crollo che coinvolgerebbe fra l’altro un punto nodale del traffico sangiulianese come via Po? E poi: che oratorio è ? Di che epoca, a quale santo o santa possiamo farlo risalire, ammesso che la memoria locale e i documenti permettano una ricostruzione del genere? Molte di queste domande sembrano destinate a rimanere senza risposta. I residenti a Cologno ricordano da sempre il non minuscolo edificio di culto esattamente come oggi lo si vede: sconsacrato innanzitutto, e questo è palese a chi osi varcare la porta sbrecciata e dare un’occhiata al dissestato ambiente interno, con qualche traccia di bivacco di fortuna. Poi in abbandono, con i muri che stanno miracolosamente in piedi, e non ricollegabile a una dedicazione particolare. Il gestore della trattoria di Cologno, a pochi metri di distanza, precisa l’ulteriore dettaglio sull’incertezza della proprietà del bene architettonico: «Alcuni anni fa noi del locale ci eravamo interessati alla possibilità di rilevarlo - spiega infatti - sia per motivazioni “estetiche” e storiche, perché spiace vederlo degradarsi così, sia per più concrete ragioni di sicurezza. Il tetto ha già perso coppi e laterizi diverse volte. Se precipita tutto di botto in mezzo alla rotonda, non si sa cosa può succedere. Ciò che emerse dal catasto però fu una vera sorpresa: non si sa chi sia il proprietario. Potrebbe appartenere alla curia di Milano, ma non siamo sicuri». Anche i gestori di cascina Cologno rafforzano un racconto non molto diverso: «Da più di trent’anni la situazione è quella sotto gli occhi. Certo fino agli anni Sessanta il traffico era un po’ diverso, dovete immaginare via Po e viale Lombardia senza capannoni e senza tir, ma come una strada di campagna o quasi». Chi ha cercato di scavare nel mistero della chiesetta di Cologno è Mauro Manfrinato, restauratore pavese in prima linea sul fronte dell’architettura locale: «L’oratorio è barocco, fra Sei e Settecento, lo testimoniano gli stucchi quasi completamente cancellati e le porte a terra. Sulla dedicazione, non sono riuscito nemmeno io a individuare un culto preciso».Fonte: Il Cittadino

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