Un armadio in fondo alla via, una sedia tra i cassonetti, un forno e qualche pentola sul marciapiede: basta armarsi di pazienza e cercare bene tra l’immondizia abbandonata qua e là per rifarsi completamente l’arredamento di casa. E non è uno scherzo, perché elettrodomestici e mobili se non sono all’ordine del giorno si ritrovano almeno una volta alla settimana. Gli ecofurbetti che lasciano i rifiuti ingombranti in mezzo alla strada costano alle tasche dei lodigiani quasi centomila euro all’anno, una cifra astronomica e, soprattutto, una spesa che potrebbe essere evitata consegnando all’Astem il “fagotto”, oppure fissando un appuntamento affinché gli operatori passino a ritirare la merce. Gratuitamente. In giro, tra i contenitori della città, si trova di tutto. In via Spezzaferri qualcuno ha pensato di accatastare i mobili della camera e persino il vecchio forno. In via Torino, oltre al furgone parcheggiato da quasi tre anni con i finestrini abbassati e le lattine sui sedili, c’è una piccola di discarica di detriti che si affaccia su di un campo. In via Lodivecchio due sedie se ne stanno una sopra l’altra, vicino si trova una cappa di aspirazione utilizzata in cucina e persino il parafanghi di una macchina. Lungo l’Adda c’è spazio per i calcinacci e chissà da che parte sono arrivati. Alla lunga lista devono essere aggiunti tutti i sacchetti accuratamente sistemati ai piedi dei bidoni e delle campane di vetro, oppure le borsine di plastica lanciati dal finestrino di una macchina in corsa lungo fossi e canali. Nelle scorse settimane è stata necessaria una vera e propria “operazione pulizia” lungo le strade provinciali, 30mila euro spesi da palazzo San Cristoforo per il comportamento scorretto degli ecofurbetti.È difficile riuscire a stabilire la quantità di sporcizia accantonata fuori dai bidoni nella città del Barbarossa: il recupero del materiale richiede una spesa di centomila euro che finisce per gravare sul comune di Lodi, che deve pagare il servizio all’Astem. E alla fine ad aprire il portafoglio sono i contribuenti, che con la Tarsu sostengono il costo della raccolta. In particolare, l’Astem ha predisposto un servizio quotidiano per recuperare i rifiuti fuori dai cassonetti, attraverso due mezzi, uno per quelli ingombranti e uno per tutte le altre tipologie. In entrambi i casi, però, una volta che la merce è stata recuperata finisce nell’immondizia generica, al danno si aggiunge così la beffa, perché si abbassa la percentuale della raccolta differenziata.Questo discorso vale soprattutto per i cosiddetti ingombranti. A Lodi l’anno scorso la loro produzione ha sfiorato le 310 tonnellate, 194 sono state avviate a smaltimento indifferenziato e 116 sono state avviate a recupero.Sicuramente, però, almeno qualche decina di tonnellate smaltite in modo indistinto poteva essere recuperata, in modo da alzare il punteggio della raccolta differenziata. Sarebbe bastato varcare la soglia del centro di raccolta Astem. Fonte: Il Cittadino
