Nei mari di tutto il mondo c'é un vero e proprio tesoro di energia
ancora non sfruttato, e anche l'Italia potrebbe attingere da onde e
maree una parte del suo fabbisogno di elettricità.
Lo affermano i
principali esperti del nostro paese, riuniti per due giorni in un
convegno organizzato dall'Enea. Rispetto ad altri paesi da noi lo
sviluppo delle tecnologie é ancora indietro, ma qualche 'conto della
serva' si comincia a fare, reso ancora più necessario dalla rinuncia al
nucleare. L'Enea da alcuni mesi grazie a un finanziamento di 500 mila
euro ottenuto dal ministero dello Sviluppo economico sta mappando le
acque del Mediterraneo a caccia delle zone più promettenti. Secondo
alcune stime installando dispositivi su 533 chilometri di strutture
costiere esistenti come porti o dighe si potrebbe ottenere la stessa
energia di una centrale nucleare, mentre il potenziale teorico di tutte
le coste italiane è molto più alto, pari a quello di 16 impianti Epr:
"Le cifre in gioco sono ancora piccole, ma bastano per iniziare a 'fare
sistema' tra tutti gli attori italiani - spiega Vincenzo Artale,
responsabile dell'Unità Tecnica Modellistica Energica Ambientale - e
agganciarli al resto del mondo". L'importante, sottolineano gli
esperti al convegno, è che si spinga subito sulla ricerca: "Il mare ha
potenzialità enormi che ancora non sappiamo come sfruttare - sottolinea
Marco Marcelli dell'università della Tuscia - si pensi alla corrente
Levantina che scorre nel Mediterraneo: sono miliardi di tonnellate
d'acqua che si spostano e che potremmo utilizzare per produrre energia". A
livello mondiale una prima stima delle potenzialità del mare è stata
già fatta: secondo la Iea in teoria ci sono tra i 20mila e i 90mila
Terawattora per anno, e i progetti già avviati genereranno un volume di
affari di 1,2 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.Fonte:Ansa.it
