Eppure, a poche ore dalla fine degli interventi, la situazione era già tornata quella di prima.
I treni nel caos
La prima operazione della giornata ha avuto un effetto collaterale immediato e pesante: il blocco della circolazione ferroviaria a Rogoredo. Trenord ha segnalato variazioni al servizio già dalle 13:37, con cancellazioni a raffica sulle linee S1 e S12 e ritardi fino a 40 minuti su diversi convogli.
Sulla S12, la tratta Milano Bovisa Politecnico–Melegnano, sono stati soppressi sei treni nel giro di poche ore. Sulla S1, linea Saronno–Lodi, otto convogli hanno subito variazioni di percorso, terminando o partendo da fermate intermedie. Per chi era sui binari nel primo pomeriggio, è stato un pomeriggio da incubo.
La voce del comitato: «Non portano a nulla»
Massimo Baldi, membro del Comitato pendolari sud Milano e Lodigiano, ha seguito l'intera vicenda in tempo reale e non ha usato mezzi termini. «Considerando che sono pianificati — ha scritto — posso farli in altri orari, e Trenord, sapendolo, dovrebbe offrire un servizio alternativo».
Ma il punto più amaro è arrivato in serata, quando Baldi ha constatato di persona l'esito dell'operazione: «Come già avevo scritto e ipotizzato, i tossici sono di nuovo lì. Il luogo è sempre quello, appena fuori da Rogoredo. Ne avrò visti almeno una ventina o forse più, in ordine sparso. Ora di sera tutto ritornerà come consuetudine. Questi interventi non portano a nulla, solo a far perdere tempo a chi è sul treno di ritorno da una giornata di lavoro o semplicemente da un giro in centro».
Una frustrazione che si accumula da anni, e che oggi ha trovato una conferma puntuale e sconfortante.
La voce della politica: «Serve presenza costante»
Sul fronte politico, Guido Massera, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale a San Donato Milanese e figura da tempo impegnata sul tema del degrado nell'area, ha comunicato nel pomeriggio l'esito delle operazioni con un tono più costruttivo, pur riconoscendo che non basta.
«Oggi è stata effettuata nei territori tra Milano e San Donato, incluso stazione MM3 e fermata FFSS di San Donato Milanese, un'operazione ad alto impatto delle forze dell'ordine, coordinate dal dirigente del Commissariato Mecenate» ha dichiarati Massera, ricordando anche l'avanzamento dei lavori sull'ex distributore Esso in tangenziale.
Massera ha allargato lo sguardo: «È necessario che queste operazioni abbiano maggiore frequenza, e più che altro che ci sia una presenza costante delle forze dell'ordine sull'area per mettere veramente la parola fine a una situazione di spaccio e di degrado che non ha più ragione di essere tra i comuni di San Donato e Milano».
Un appello che coincide, nella sostanza, con quello del comitato pendolari: basta operazioni spot, serve un presidio stabile.
La stazione di San Donato torna nel mirino
Tra le novità più preoccupanti segnalate oggi c'è il ritorno della stazione di San Donato Milanese tra i luoghi critici. Massera lo dice chiaramente: «Va prestata attenzione anche alla stazione di San Donato Milanese, che dopo parecchio tempo è diventata nuovamente luogo di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, cosa che danneggia gravemente i pendolari e tutti coloro che usufruiscono della stazione».
Un campanello d'allarme che si aggiunge alle preoccupazioni già note su Rogoredo. E che rimanda a una domanda ancora senza risposta concreta: che fine ha fatto la convenzione firmata nel 2024 tra il Comune di San Donato e RFI per la riqualificazione e il presidio dell'area ferroviaria? Baldi la cita esplicitamente: «Come mai la stazione di San Donato resta una pericolosa terra di nessuno?»
Un problema strutturale, non di ordine pubblico
Il quadro che emerge dalla giornata di oggi è chiaro. Le operazioni delle forze dell'ordine sono necessarie, e sia Baldi che Massera le apprezzano. Ma da sole non bastano. Il problema del boschetto di Rogoredo e dell'area ferroviaria tra i due comuni non è risolvibile con blitz periodici: richiede un intervento coordinato, continuativo, che coinvolga Comune di San Donato, Comune di Milano, RFI, Trenord e prefettura.
Nel frattempo, i pendolari del sud Milano e del Lodigiano continuano a pagare il prezzo di una situazione che va avanti da troppo tempo: treni cancellati, stazioni insicure, e la sensazione — confermata anche oggi — che ogni volta che la polizia se ne va, tutto torni esattamente come prima. Fonte: 7giorni

Nessun commento:
Posta un commento