Il metano viene pompato nel sottosuolo ad alta pressione e nuovamente estratto nei periodi di crisi.Un vecchio giacimento è diventato deposito strategico.La guerra del gas tra Russia e Ucraina sembra finita e oggi dopo la firma degli accordi tra i due Paesi si attende solo la ripresa degli approvvigionamenti verso i dirimpettai europei. In realtà in Italia l’ansia per la chiusura dei rubinetti non è mai stata reale, proprio per la presenza di importanti riserve stivate per la maggior parte in Lombardia: i più importanti pozzi si trovano a Settala, Sergnano, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina e Cinisello. Ma in realtà ce n’è uno anche in “casa” nostra, a Paullo: una caverna a mille metri di profondità, quel che resta della precedente attività estrattiva. Nel dopoguerra veniva sfruttato il giacimento di metano: da tempo il gas si è esaurito e oggi quell’area viene utilizzata per lo stoccaggio. Insomma è diventata una riserva, dove vengono conservate scorte preziose, quasi fondamentali quando si verificano scossoni a livello transnazionale che mettono in forse le forniture. In questo periodo il comune di Paullo ha autorizzato una serie di lavori sull’area, tuttora in corso. «I tralicci che si vedono oggi lungo la Paullese - spiega il sindaco Claudio Mazzola - servono proprio per eseguire la manutenzione generale dell’impianto, che consiste nella sostituzione delle tubazioni. Una volta ultimati i lavori lungo la Paullese, verso Zelo, non si vedrà più niente. Ci saranno sì delle pompe, ma spariranno quei tralicci che scorgiamo ora». I diritti di sfruttamento sono stati acquisiti tempo addietro dall’Eni, che oggi gestisce la caverna attraverso una propria società controllata. La struttura è semplice: da una parte c’è il sito di Paullo, dall’altro quello di Settala che sono speculari. Lo stoccaggio ha una sezione superficiale e una sotterranea. La prima ha una parte di compressione per immettere il metano, e una di trattamento per la distribuzione in rete. Il pozzo vero e proprio ha invece quattro strati: acqua, cushion gas (che serve a mantenere la pressione interna e non viene mai estratto), working gas (la scorta vera e propria che può essere utilizzata) e roccia di copertura. In Lombardia ci sono 69 siti, che custodiscono 13 miliardi e mezzo di metri cubi di gas. «Per quanto riguarda Paullo - spiega Mazzola - parliamo di un fondo privato e di un’attività per la quale il comune non partecipa con alcun profitto. Non c’è estrazione perché il giacimento si è esaurito, ma una cisterna sotterranea dove invece viene immesso il gas». In realtà però le cose potrebbero cambiare e i comuni che ospitano le “caverne” di gas potrebbero avere anche un buon tornaconto. Infatti in base alla Finanziaria 2007 le società che gestiscono lo stoccaggio devono versare un contributo proporzionale alla capienza dei giacimenti. I soldi non sono mai arrivati, nemmeno a Paullo. Quest’anno tuttavia potrebbe essere la volta buona. Le cifre non sono ufficiali, ma si parla a livello nazionale di un milione e 200mila euro: il 40 per cento della somma dovrà andare alla Lombardia, il resto alle altre regioni della penisola.
Fonte: Il Cittadino
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