mercoledì 25 febbraio 2009

Vizzolo - A casa sereni dopo l’ospedale

«In oncologia non ci saranno più dimissioni senza specificare l’iter seguito in reparto».Ideata una procedura che si adatta a ogni paziente.

Venivano dimessi dall’ospedale e lasciati a se stessi. Così quando avevano bisogno di nuove cure nessuno sapeva quale malattie avevano, chi li aveva curati, quali farmaci avevano preso. Capitava spesso all’ospedale di Vizzolo, ma non solo. Adesso il responsabile del dipartimento oncologico Luciano Isa ha annunciato un nuovo progetto, all’avanguardia, che è in grado di garantire continuità di cura tra ospedale e territorio. «Abbiamo individuato uno strumento completo che è la lettera di dimissione completo - spiega il dottore -; si tratta di un documento nel quale è ben identificato il nome del medico di famiglia, al quale viene inviata personalmente la lettera. Poi è presente l’anamnesi del paziente, il motivo che l’ha portato in ospedale, cosa gli hanno fatto durante il ricovero, qual è stata la diagnosi e come è stato curato, ma anche i farmaci prescritti. Quelli della terapia del dolore soprattutto, il sabato e la domenica, quando il medico di famiglia non è in ambulatorio e non può prescriverli, vengono consegnati direttamente al paziente. Vengono precisate le eventuali intolleranze alimentari e i riferimenti da contattare in caso di bisogno».
Insomma la lettera di dimissioni con queste caratteristiche è lo strumento che il dipartimento oncologico ha ritenuto più adatto per realizzare la continuità di cura. I 3.500 pazienti che ogni anno accedono al day hospital di Vizzolo e i 900 ricoverati da ora non avranno più problemi. L’iniziativa è stata realizzato in collaborazione tra l’ospedale di Vizzolo e quello di Gorgonzola, con il reparto di oncologia di San Donato e l’Humanitas di Rozzano. Tutto il progetto è stato supportato dall’Asl di Melegnano e dal suo direttore sanitario Mauro Agnello, mentre le strutture del dipartimento oncologico hanno collaborato nella realizzazione del progetto. Dopo lo studio abbiamo fatto una verifica per vedere se la cartella così come era stata predisposta poteva funzionare e i risultati sono stati ritenuti interessanti dai medici. «Prima capitava anche che il medico di famiglia chiamasse in ospedale per avere informazioni su quanto era stato fatto al suo paziente - continua Isa -, ma non si sapeva bene che medico se ne fosse occupato o se si sapeva non si era in grado di rintracciarlo perché non era in servizio in quel momento. Non veniva neanche definita la terapia effettuata e i farmaci assunti. Questo nuovo strumento, invece, ci ha già dato delle soddisfazioni - aggiunge Isa -; è stato modificato l’atteggiamento che creava difficoltà assistenziali. Il progetto è stato finanziato da regione Lombardia, ma l’Asl ha voluto fare di più e metterci dei soldi aggiuntivi. Ha inserito l’iniziativa, infatti, nel contratto con l’Azienda ospedaliera».

Fonte: Il Cittadino

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