Piccolo e ridente comune in mezzo alla campagna, dominante da una costa il bacino del Po, deve il suo nome appunto al “corno” del fiume, che molti secoli or sono lambiva queste rive formando una profonda ansa. Cornovecchio vanta origini antiche, comprovate da autorevoli fonti. Sappiamo da cronisti lodigiani che il vescovo di Milano Sant’Ambrogio mandò a predicare il cristianesimo in questo triangolo di terra posto fra l’ultimo tratto dell’Adda ed il Po, dove un tempo sorgeva un tempio dedicato ad Apollo, e che questo tempio pagano fu convertito in chiesa e dedicato a San Fedele. Il luogo si chiamava allora Villafranca. Durante le invasioni dei goti, Teodorico lo saccheggiò ed il Po completò la distruzione con le sue inondazioni. L’imperatore Ludovico II nell’anno 825 riedificò una chiesa in questo territorio, denominato Ripalta, e la volle dedicata al protomartire Santo Stefano, assegnandone benefici notevoli, fra cui il diritto di riscuotere le decime e la metà dei proventi del porto sul Po, detto allora “Portodurium”. C’è però chi sostiene che il porto non si trovasse sul Po, ma sul cosiddetto “Mare Gerundo”, un lago ampio e paludoso che si estendeva nel bacino dell’Adda, da cui emergevano delle alture. Le vicende successive di Ripalta e del suo castello furono assai tumultuose, proprio per la posizione strategicamente importante fra il Piacentino ed il Cremonese; i milanesi fortificarono la rocca per opporsi al Barbarossa ed ai cremonesi suoi alleati, ma l’imperatore la mise a ferro e fuoco, punendo i difensori ribelli col taglio della mano. Conteso ripetutamente fra Milano, Cremona, Piacenza e Lodi, Cornovecchio passò di feudatario in feudatario nel corso dei secoli XII e XIII: la famiglia che lo possedette più a lungo fu quella dei Tresseni, finche nel 1385 Gian Galeazzo Visconti lo concesse ai Bevilacqua, proprietari fino al 1782 della cosiddetta contea di Maccastorna, comprendente anche Lardera, Corno Giovine e Mezzano. Tanto fragore di vicende armate non poteva non lasciar traccia anche sulla popolazione, che cadde in tale stato di povertà da non potere più nemmeno mantenere con le elemosine la chiesa, che pertanto fu lasciata per qualche tempo in abbandono. Nel 1772 fu ricostruita ed ampliata con il contributo dei più ricchi proprietari terrieri della zona ed ebbe l’armonioso aspetto settecentesco che tuttora conserva. Dedicata alla purificazione di Maria, all’interno è stata di recente affrescata dal pittore Cesare Minestra. Notevole il fonte battesimale risalente al cinquecento ed una bella statua della Vergine, collocatavi nel 1750. Da “corno” trassero il nome alcune famiglia originarie del paese che vissero in Cremona e Lodi: tra i cremonesi un Giovanni de Cornu, ambasciatore della sua città presso Mantova, tra i lodigiani un Alberto del Corno, che fu vescovo dal 1174 al 1189, Ambrogio del Corno, vescovo nel 1218 e Ivano del Corno, valoroso capitano al servizio dei Visconti in Piacenza.

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