La denuncia del Picchio Verde: «Ora che è stata costituita l’oasi, serve coordinamento fra le province».«Cacciatori di frodo ed ecofurbi sono i veri padroni del parco» .Costruzioni abusive e catapecchie, ecofurbetti, cacciatori di frodo, e le polizie provinciali latitano nel Parco locale della collina di San Colombano: la denuncia arriva dall’associazione ambientalista Picchio Verde, che chiede a gran voce la convocazione di un tavolo tecnico con gli assessori provinciali competenti al fine di creare un coordinamento delle attività di controllo. «Purtroppo chi vive la collina sa bene che la presenza delle forze di polizia è del tutto insufficiente: mancano i controlli e i pattugliamenti normali, e gli interventi avvengono sempre su segnalazione, spesso soltanto per prendere atto di determinate situazioni - dice Maurizio Papetti, presidente del Picchio Verde -. Ora che il Parco locale è stato ufficialmente costituito si crei un coordinamento tra le varie polizie competenti per dare maggiore efficacia alla loro azione». Il Parco si distende su tre province, con il risultato che in territorio di San Colombano è competente la provincia di Milano, in territorio di Graffignana e Sant’Angelo quella di Lodi, e in territorio di Miradolo e Inverno e Monteleone quella di Pavia. E le forze di polizia non possono sconfinare durante le loro operazioni, se non in presenza di flagranza di reato. Così i già pochi controlli sono ulteriormente limitati dai problemi di confine, peraltro non ben chiari. Alcuni bracconieri, un anno fa, furono scoperti nel tentativo di utilizzare proprio lo stratagemma del passaggio di confine tra Miradolo e San Colombano per vanificare l’azione di controllo della polizia provinciale di Pavia. Inoltre, la polizia competente su San Colombano è quella della Provincia di Milano: sui colli gli agenti non passano mai per caso, durante normali giri di routine, ma ci devono venire appositamente. «Tutti questi problemi lasciano intendere quanto sia difficile portare avanti un’azione di controllo efficace, anche perché le polizie hanno anche altri compiti e altri territori da verificare - prosegue Papetti -. Un protocollo d’intesa che permetta però di sconfinare ai corpi di polizia per le loro azioni, piuttosto che l’incentivazione e la formazione di guardie volontarie, ecologiche o venatorie, potrebbero essere strumenti efficaci per una migliore tutela del Parco». Il primo indispensabile passaggio per prendere coscienza del problema e valutare le possibili soluzioni rimane la convocazione di un tavolo tecnico alla presenza degli assessori provinciali competenti o dei loro delegati. «Il 22 marzo scorso abbiamo inviato una richiesta formale al sindaco Gigi Panigada e all’assessore Gianfranco Tosi perché si attivassero in tal senso entro marzo o aprile, ma a oggi non abbiamo ancora avuto nemmeno una risposta», - conclude il presidente del Picchio Verde.
Fonte: Il Cittadino
Fonte: Il Cittadino
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