lunedì 30 novembre 2009

San Donato - Lega all’attacco sul campo rom: «Il prefetto lo sgomberi o vada via» - Il segretario del Carroccio Rondini annuncia due fiaccolate.


Continua l’alzata di scudi della Lega contro lo sgombero del campo rom di Chiaravalle. Sabato pomeriggio il consigliere provinciale dei lumbard Marco Rondini si è presentato al gazebo allestito nei pressi del campo, dove si raccoglievano le firme dei cittadini. Da lì ha annunciato due manifestazioni con fiaccolate del 12 dicembre. La prima con partenza da Poasco per arrivare al cimitero di Chiaravalle e la seconda con partenza da Chiaravalle verso la frazione di San Donato. Rondini se la prende con la prefettura: «Milano giustamente festeggia alcuni sgomberi di campi nomadi abusivi (l’ultimo è quello clamoroso di via Rubattino che ha scatenato anche la rivolta delle insegnanti dei 36 bambini rom che frequentavano la scuola del quartiere del quartiere, ndr) - dice -, ma fuori città la situazione è sempre più al collasso. È ora che il prefetto si svegli e faccia qualcosa per affrontare la situazione: vada meno in televisione e più sul territorio. O sgombera il campo rom o si dimetta. Abbiamo detto già che secondo noi le prefetture non servono, questa è l’ennesima conferma». Secondo Rondini, anche i numeri dei furti denunciati dai cittadini non contano niente. «Il prefetto - dice infatti il deputato - non può basarsi sulle denunce effettuate dai cittadini di Poasco, quelle non contano. Gli abitanti sono talmente stanchi che non presentano più neanche le denunce. Il prefetto dovrebbe dedicare meno tempo alle conferenze stampa e più tempo al controllo del territorio. E il controllo del territorio non si può fare a tavolino, con il computer, guardando i numeri delle denunce presentate. Il territorio si controlla facendo i sopralluoghi». Il segretario del carroccio rincara la dose: «I cittadini sono esasperati - dice - non possono più neanche usare la 77 perché stata trasformata in una sorta di accampamento». Sgomberare il campo rom, secondo Rondini, non rappresenta una violazione dei diritti umani: «In un paese civile le persone non possono vivere così - dice -, però le alternative non possono passare sulla pelle degli altri cittadini; non vogliamo neanche che gli diano delle case popolari. Se hanno un lavoro possono pagarsi un affitto, altrimenti possono andarsene a casa loro. Il nostro territorio non è l’arca di Noè».Fonte: Il Cittadino

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