mercoledì 24 marzo 2010

Corno Giovine - Firmata l’intesa con il comune

Lungo la sponda del canale Gandiolo, luogo divenuto il simbolo della “battaglia” ecologista condotta dal sindaco di Corno Giovine Paolo Belloni, il primo cittadino e un rappresentante dell’assessore regionale Boni hanno siglato l’inizio di un nuovo corso. “Salvaguardia” e la parola d’ordine dell’intesa, che congela l’assegnazione dell’appalto da 80mila euro con cui l’Agenzia interregionale per il Po intendeva proseguire i lavori di sfalcio e decespugliamento oggetto dello scandalo, e getta le basi per un diverso modo di intendere l’imperativo sicurezza. Distinguendo intanto dove esso è reale e dove invece no, e poi maturando soluzioni alternative - sorprendentemente persino antitetiche - rispetto a quelle messe in pratica fino ad ora. Così tutti d’accordo sui lavori di ringrosso e rialzo dell’argine del Po al via nel tratto che da Guardamiglio corre fino a Caselle Landi - passando per Santo Stefano e i Morti della Porchera -, ma attenzione a non equivocare sull’utilità di un taglio generalizzato delle specie arboree in una realtà tanto diversa quale il canale Gandiolo. Là infatti la corrente chiama un rafforzamento del fianco maestro del fiume nel duplice senso di impedire che le infiltrazioni diano sfogo a fontanazzi oppure allagamenti lato campagna e perchè sia ripristinato il metro canonico di franco dalla massima piena. Altra cosa sono invece la portata e dinamiche di flusso della cerniera d’acqua denominata anche canal Tosi, che collega due tratti del grande fiume, e i documenti attestano essere una “bella addormentata” da 200 anni. Inserito nel piano triennale dei lavori pubblici 2009-2011 dell’Aipo, il primo intervento ammonta a un milione e 300mila euro e ad eseguirlo sarà l’impresa Sverzellati, quanto invece al ripristino del sistema idraulico del canale Gandiolo la sua riscrittura ha preso il via ieri. Con l’ingresso di un nuovo attore in campo, la sezione regionale dell’Associazione italiana per l’ingegneria naturalistica “Aipin”. Fortemente voluta dal sindaco Belloni, il nuovo soggetto promette una ventata di novità nei contenuti dell’azione e un primo assaggio è giunto subito per voce del geologo Alberto Maccabruni e dell’agronomo Francesca Oggionni: «L’argine del canale presenta in diversi punti forti erosioni - ha fatto notare il professionista nel corso del sopralluogo sul posto -, credo che la strada da percorrere non sia affatto quella di sfalciare l’esistente ma piuttosto di intervenire con l’immissione di alberi e arbusti autoctoni in grado di stabilizzare gli argini tramite l’apparato radicale». Il nuovo corso è tracciato, ora non resta che metterlo nero su bianco e tradurlo entro luglio in pratica. Con un’ambizione, che è lo stesso Belloni a sottolineare: «Se Corno Giovine desse prova dell’efficacia di questo modo di agire, lo si potrebbe esportare altrove».Fonte: Il Cittadino

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