mercoledì 24 marzo 2010

Vizzolo - Malattie della tiroide, una vera piaga: nel Sudmilano ne soffre il 40 per cento

Il 40 per cento dei cittadini visitati nel Sudmilano ha un problema alla tiroide. A dirlo sono i dati raccolti dall’Azienda ospedaliera di Vizzolo durante la campagna di prevenzione che si è svolta dal 15 al 19 marzo e che ha coinvolto 40 persone. Il controllo prevedeva la possibilità per i cittadini di sottoporsi ad accertamento specialistico gratuito e senza necessità dell’impegnativa per verificare l’eventuale presenza di alterazioni della tiroide. L’iniziativa è stata promossa dal club delle Uec, Associazione delle unità di endocrinochirurgia italiane, e dall’Associazione italiana della tiroide (Ait), con il patrocinio del ministero della salute, della Società italiana di medicina generale (Simg) e di Cittadinanzattiva, tribunale per i diritti del malato. Il presidio ospedaliero di Vizzolo è una delle 17 strutture ospedaliere in Lombardia che hanno aderito alla campagna, e fra i 150 centri specializzati distribuiti sul territorio nazionale. Le malattie della tiroide interessano circa 6 milioni di persone nel nostro paese, di questi oltre un milione di cittadini lombardi, soprattutto giovani donne. Iniziative come questa sono volte più in generale a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. «La campagna ha avuto un grande successo di adesioni da parte della cittadinanza e ha permesso di evidenziare che una fetta di popolazione è affetta da disturbi e malattie della ghiandola tiroidea, che spesso non vengono riconosciute poiché asintomatiche o con manifestazioni comuni ad altre patologie - spiega Fabio Ortolina, medico specialista in chirurgia tiroidea della struttura di chirurgia generale di Vizzolo -. La chiave della diagnosi precoce sta nel ricorso ad esami ecografici, che consentono di rilevare noduli tiroidei spesso di piccole dimensioni, la stragrande maggioranza dei quali sono benigni. I posti disponibili nella settimana sono andati esauriti nell’arco di un paio di giorni a fronte di una forte richiesta, ma anche a fine campagna è possibile sottoporsi ad una visita con impegnativa del medico curante».Fonte: Il Cittadino

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