Reghinera è frazione del comune di Cavacurta, non fa neanche 20 anime. Ci si arriva per una strada secondaria che si dirama dalla via Pedrazzini-Guaitamacchi, un viottolo di un chilometro che attraversa campi di erba medica. C’è così silenzio a Reghinera che se ti concentri puoi sentire lo sbatter d’ali di un airone quando vola via dai canali; le cicale d’estate ti costringono ad alzare la voce, se vuoi conversare. Ora vogliono costruirci una tangenziale, giusto lì, a cento metri dai poderi del piccolissimo borgo. Devierà il traffico di mezzi pesanti che ora infesta Casalpusterlengo, snellirà la circolazione, gioverà al commercio, così dicono. Ma a Reghinera non ci saranno più aironi, ne campi di erba medica: niente frinire delle cicale, solo rimbalzi metallici dei rimorchi quando prenderanno una buca, perché le buche non grazieranno nemmeno la nuova tangenziale, arriveranno al primo acquazzone che si asciuga, come sempre. Gli abitanti del luogo, sono rassegnati e tristi. Lì, a Reghinera, vive la famiglia Corvi: il padre Alessandro, la moglie Mila, i figli Umberto, Alessandra, Tommaso e Giulia. Non sono agricoltori. Sandro è un insegnante di educazione fisica e un fisioterapista, Umberto è un preparatore atletico. Ma da decenni vivono nel rispetto della natura, godendo della quiete del luogo. «La cosa più triste sarà aprire la finestra, la mattina, e vedere i trasporti passare a un tiro di sasso da casa tua; e triste sarà non poter portar più il cane a correre nei campi, perché saranno divisi dalla tangenziale» spiega Umberto. A Reghinera c’è pure un laghetto, uno specchio d’acqua che trasmette tranquillità. Non si vede dalla provinciale: è adagiato in una leggera depressione coperta dalla boscaglia, sembra un pezzo di vetro in un prato. È di proprietà della famiglia Acerbi, che lavora i campi circostanti da una vita. Il laghetto sarà prosciugato, senza pietà, senza possibilità di deviare il percorso. Fa male sentire Stefano Acerbi, il capofamiglia: «Non si può dire nulla, la pace è finita, per sempre - spiega laconico - hanno deciso così, il laghetto era artificiale, non ha nessun valore naturale e purtroppo può essere espropriato. È finita, è finita». Già, perché stando agli articoli 822-830 del codice civile, tutti i corsi d’acqua della nazione sono beni demaniali, e non si possono toccare. Quel laghetto però, fu costruito per il ripopolamento della anatre, durante il decennio ottanta: sulla carta è una «buca riempita d’acqua», senza affluenti o emissari. Non ha rilevanza ecologica. Anche lui finirà sotto le ruote di un camion, mangiato dal catrame: del resto tutto le anatre del mondo non hanno il valore di un singolo corriere espresso, nella nostra economia di mercato agonizzante. A Reghinera infine non manca una chiesetta, un piccolo sacello. Sta cadendo a pezzi, le soprintendenze se lo sono dimenticate per strada. Ci penserà lo smog di migliaia di veicoli al giorno a corroderne gli ultimi intonaci, a sgretolare la piccola madonnina nella facciata che sembra piangere anche lei, per la fine di questo bel paradiso. Fonte: Il Cittadino
sabato 3 aprile 2010
Cavacurta - «Finiremo divorati dalla tangenziale» - «La nuova strada risolverà i problemi del traffico ma farà sparire uno degli ultimi veri borghi rurali» - I residenti della Reghinera contro la variante della Codognese
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