sabato 3 aprile 2010

«L’olio nel Lambro arrivava da Tavazzano» - Torna indietro Il titolare della Lombarda Petroli conferma, emergono nuovi particolari: «Dopo il sabotaggio possibili speculazioni immobiliari» - Il combustibile venduto da E.on era in deposito a Villasanta

Arrivava dalla centrale E.on di Tavazzano-Montanaso parte dell'olio combustibile che si è riversato il 23 febbraio nel Lambro per il sabotaggio della raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, presso Monza. La conferma, attraverso uno degli avvocati dello studio Bana di Milano, arriva dal legale rappresentante della Lombarda Petroli, Giuseppe Tagliabue. Per ironia della sorte, il combustibile che non poteva più essere bruciato nel Lodigiano perché troppo inquinante è quindi ritornato “al mittente” a causa dello sversamento nel fiume. E.on fa sapere di essersi affidata a un’impresa specializzata nella commercializzazione degli idrocarburi per svuotare, a partire da gennaio, le circa 50mila tonnellate di olio rimaste nei serbatoi e dalla Lombarda Petroli confermano che si tratta di combustibile che era stato lasciato in deposito da un commerciante. Questa è la funzione del deposito brianzolo, dal quale, spiega il segretario del circolo di Monza di Rifondazione comunista Marco Fraceti, «partono periodicamente treni di combustibili destinati in Austria, Germania, Francia e Belgio, mercati che richiedono anche prodotti non sempre utilizzabili in Italia». Lo sversamento e le sue implicazioni penali non coinvolgono in alcun modo E.on, anche a parere di un magistrato interpellato sulla vicenda. E riguardo alle motivazioni per cui la centrale abbia venduto il combustibile, invece di utilizzarlo, da una parte va chiarito che dall’1 gennaio, per effetto delle autorizzazioni ministeriali per la riconversione a metano, l’olio non poteva più essere bruciato a Tavazzano, dall'altra invece rimane aperto il quesito sulle motivazioni per le quali non sia stato utilizzato da E.on prima di questo termine, che già si conosceva da anni.Secondo i legali della Lombarda Petroli, comunque, non c’è nessun mistero sulla natura della sostanza: l'olio è arrivato accompagnato da analisi e da documenti che attestano la provenienza dalla centrale, spiegano dallo studio legale, come deve avvenire in un deposito doganale quale è quello di Villasanta. La procura di Monza sta comunque compiendo analisi sui materiali, sia quelli rimasti nei serbatoi sia quelli recuperati nel Lambro, nel depuratore e nei vasconi di contenimento. Gli esiti di questo accertamento tecnico irripetibile, cui partecipa anche un perito di Tagliabue, sono attesi per metà aprile. Riguardo alla dinamica dello sversamento, i difensori della Lombarda chiariscono che il quantitativo disperso è stato di 1800 tonnellate di idrocarburi tra olio combustibile e gasolio, e che i sabotatori non solo hanno aperto le valvole di sette cisterne, ma hanno anche dovuto attivare pompe elettriche per portare il liquido al livello delle “baie di carico” e potesse andare disperso. Le cisterne sono infatti a un livello inferiore a quello del suolo per permettere alle vasche di contenimento di fare il loro lavoro in caso di rottura dei serbatoi. Il sabotaggio sarebbe scattato attorno alle 2 di notte, ma solamente dopo le 8 del mattino era partito l'allarme. Nel frattempo gli idrocarburi avevano già percorso 4 chilometri di fognature, riempito il depuratore consortile di Monza, saturando anche una vasca che era vuota per manutenzione, e si stavano riversando nel Lambro. «La legge Seveso - chiariscono infine dello studio legale - non pone vincoli per l’olio combustibile, ma solo per i quantitativi di gasolio».Al segretario monzese di Rifondazione, che tra i primi assieme a Vittorio Agnoletto aveva segnalato la provenienza lodigiana di parte degli idrocarburi, risulta un ulteriore particolare che depone per l'azione dolosa: «Nella ex raffineria c’erano solamente 6 o 7 serbatoi pieni su un totale di trenta - spiega Fraceti - e chi ha voluto far uscire gli idrocarburi ha aperto solo quelli, come se sapesse molto bene dove mettere le mani in un impianto industriale sicuramente complesso».Da Rifondazione si avanzano anche ipotesi su possibili moventi del sabotaggio, che tra l'altro ha visto la Lombarda Petroli già mettere mano al bilancio per ripulire l'interno della raffineria e vedrà chiedere un risarcimento anche da parte di chi aveva lasciato qui in custodia un tesoro di combustibili che dovevano essere rivenduti e che invece sono andati persi. «Ci risulta che le trattative per la vendita di quell'area, il cui futuro sono nuove edificazioni, fossero in stallo - conclude Fraceti -. Dopo questo episodio invece la Lombarda Petroli dovrà far fronte a spese ingenti e l'area, che richiederà una bonifica molto impegnativa, rischia di avere un valore negativo, viste le spese da affrontare. Potrebbe mettersi in moto il meccanismo degli aumenti di volumetria e delle permute di destinazione già visto altrove e magari, quando i riflettori si saranno spenti, si farà avanti un costruttore con la liquidità necessaria per trasformare l'ex raffineria affossata da questo disastro ambientale in una cittadella di 310mila metri quadri con case e supermercati».Fonte: Il Cittadino

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