sabato 4 settembre 2010

Ospedaletto Lodigiano - Prima pietra posta nel 1437: «Un gioiello di grande valore»

Non solo valore immobiliare, il Noviziato è una struttura di grande raffinatezza artistica e storico-architettonica. Alla vista da fuori sembra poco più di un’elegante residenza di campagna, mura bianche, perimetro squadrato, senza segni evidenti di ricercatezza. Dentro l’apprezzabile semplicità della struttura, però, si cela un gioiello artistico di grande valore. Dallo scantinato ad archi in cui ancora si trova una macina antica per il grano alle celle del piano terra, si ha subito la sensazione di entrare in un mondo perduto e al tempo stesso prezioso. Il primo piano, accessibile da una scalinata a destra dell’edificio, è tutto un susseguirsi di celle dei frati. I frati di Ospedaletto, di famiglie nobili e agiate, possedevano stanze personali grandi e dignitose, cosicché ogni cella è finemente decorata con affreschi e l’ampio corridoio su cui si aprono gli alloggi porta in fondo un grande dipinto su muro che nulla ha da invidiare a realizzazioni ben più celebrate. Si scende di nuovo e ci si porta nell’altra ala, dove si trova l’ammezzato, che occupa solo una metà della struttura: qui si trovano grandi stanze, un tempo saloni di lavoro, con ancora qualche strumento, come due grandi setacci accatastati all’ingresso. Il noviziato fu costruito nel 1437 e fu utilizzato in parte dai monaci, al primo piano, e in parte dai pellegrini come foresteria, al piano terra. «È evidente che abbiamo qui un bene storico culturale di immenso valore, che sarebbe bello mantenere pubblico - dice il sindaco Eugenio Ferioli -, ma come amministratori è altrettanto evidente che in questo momento non ci siano le risorse necessarie per fare un’operazione dignitosa».

Il Noviziato va all’asta per non morire - Il suo mantenimento è troppo oneroso e verrà riproposto un secondo bando dopo quello andato deserto - Il monastero sta cadendo a pezzi e il comune non può sistemarlo.
l gioiello storico e architettonico pubblico di Ospedaletto rischia di morire: solo i privati possono salvare il Noviziato del monastero dei Gerolomini, ma il prezzo è talmente salato che finora ha allontanato tutti gli interessati. Il comune ha deciso che l’alienazione è l’unica possibilità di salvezza. Il bene infatti è integro esteriormente, ma l’interno denota chiari segni di abbandono e dà subito un’idea, per quanto approssimativa, del costo di eventuali interventi di sistemazione. «La gente non si rende conto di che cosa abbiamo qui - dice il sindaco di Ospedaletto Eugenio Ferioli -. La struttura esterna è in buone condizioni, anche se cominciano a esserci piccoli segni di deterioramento e qualche traccia di vandalismo. Il problema è il recupero della parte interna: ci vogliono almeno due milioni e mezzo, una cifra assolutamente fuori portata per le casse comunali. E il rischio è che lasciando lo stabile in abbandono come è adesso, la situazione in futuro potrà solo peggiorare. Per questo siamo decisi all’alienazione». La base d’asta fissata dal comune è stata di 2 milioni 100 mila euro, ma un bando pubblico su quel valore, l’anno scorso, è andato deserto, e anche oggi non si intravedono compratori realmente interessati. Un paio di manifestazioni d’interesse ci sono state, ma al momento della visita allo stabile i potenziali acquirenti si sono fatti indietro. «I contatti che avevamo avviato in modo più serio hanno riguardato la possibilità di una struttura d’ospitalità per anziani di alto livello e una beauty farm, ma prima ancora di approfondire il ragionamento gli interessati si sono fatti da parte - spiega Ferioli -. Adesso vogliamo ricominciare a tessere relazioni finalizzate alla vendita e se ci accorgeremo che ci sono delle intenzioni serie, allora riproporremo un bando d’asta. Certo il momento non è particolarmente favorevole». Il Noviziato, ovvero il dormitorio e le sale di attività del monastero, si estende su un piano terra, un ammezzato e un piano primo per un totale di 1800 metri quadrati, con una piccola porzione di giardino retrostante, cinque metri per tutta la lunghezza del caseggiato. Inizialmente proprietà unica insieme alla cascina e al monastero dei conti Arese, dopo un passaggio di mano ad altri privati, fu comprato dalla giunta guidata da Gianfranco Montanari una decina d’anni fa per un miliardo e 300 milioni di vecchie lire, quando il comprensorio fu spezzettato in tre diversi lotti. Negli anni sono stati eseguiti interventi di ripristino, messa in sicurezza e ristrutturazione delle mura e delle parti necessarie alla statica dell’edificio, ed è stato rifatto il tetto per bloccare almeno le infiltrazioni. Il tutto per centinaia di migliaia di euro, arrivati in eredità all’amministrazione Ferioli sotto forma di rata di mutuo da 160 mila euro l’anno, un salasso per le casse comunali. Anche perché i lavori hanno solo posto le basi del recupero, che è ancora molto lontano dall’essere terminato. Fonte: Il Cittadino

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