mercoledì 1 settembre 2010

San Donato - Agip addio, ormai la benzina sarà Eni - Cambio nella stazione di servizio di piazza Supercortemaggiore: ormai l’Agenzia generale italiana pertroli non esiste più - Rivoluzione delle insegne anche in uno dei distributori storici

«Vado a fare il pieno al distributore Eni». La frase suona un po’ strana agli orecchi degli italiani, c’è qualcosa che non torna nella marca di benzina. Ma ancora più strano è doverla pronunciare a San Donato Milanese, dove l’Eni è d» casa ed è anche un po’ la casa di tutti. Invece da pochi giorni anche qui, nel cuore dell’impero fondato da Enrico Mattei, è iniziata la piccola-grande rivoluzione che ha per terreno di gioco le insegne. Le scritte Agip, che praticamente significano Italia in auto dagli anni Trenta ad oggi, se ne vanno. Se ne devono andare da tutti i distributori, certo non solo a San Donato, perché da diversi anni Agip di fatto non esiste più come divisione autonoma nella galassia Eni-Snam. Agip, Agenzia generale italiana petroli è diventata, non da ieri, un pezzo della Divisione Exploration and Production Eni. Quindi occorre procedere anche alla sostituzione delle insegne, che in migliaia di distributori su centinaia di strade indicano ancora una pompa di benzina Agip. Ma c’è un’emozione particolare, però, quando una storia finisce - o almeno si trasforma - proprio nel posto da cui ha preso avvio. Anzi, a dire il vero, quando una storia passa il testimone nel posto dove ne ha generata un’altra, perché Agip, con la sua fondazione nel 1926, dell’Eni è madre, non figlia. Del resto, la prima benzina Agip del dopoguerra si chiamava non a caso Super Cortemaggiore. Però, il segno dei tempi è accaduto pochi giorni fa anche al distributore storico lungo la via Emilia: all’ombra del Primo palazzo uffici, il punto di sbarco dell’avventura Agip-Snam a Milano e a San Donato. Da alcuni giorni la scritta Agip, nell’impianto di piazzale Supercortemaggiore, non si legge più da nessuna parte. Sulla tettoia della pompa di carburanti figura un solo nome: Eni. Con settembre si andrà a fare benzina, o diesel o metano, all’Eni. Ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi, e c’è da giurare che molti diranno ancora Agip. Quando il cambio della guardia è scattato in altri comuni italiani, o persino lombardi vicini a San Donato (Eni sta sostituendo le insegne da circa due anni, nda), è parsa una trasformazione verbale forse di poco significato. Ma qui sotto le torri Snam, anche i simboli pesano di più. Guai però a toccare il Cane a sei zampe. Nemmeno la più pallida intenzione di rinunciare all’animale fantastico dalle origini forse lodigiane, ispirato alla leggenda del drago Tarantasio, è impensabile che si possa sostituire. Resterà lì a fare la guardia, su uno sfondo diventato argento e blu anziché giallo fiamma.

Dai “timidi” passi del 1926 al colosso difficile da imitare
La sostituzione delle insegne dell’Azienda generale italiana petroli rappresenta l’ultimo atto - se si vuole più simbolico che concreto - di una storia che riallaccia l’Italia del Duemila e oltre alla sua progenitrice del fascismo, del dopoguerra, del boom. Insomma, un filo diretto con un paese in bianco e nero che spediva cartoline (e non mms) da spiagge raggiunte in automobile per la prima volta. Magari proprio alloggiando in un motel Agip, lo squadrato casermone che occhieggiava con vista tangenziale. Nata il 3 aprile 1926 per regio decreto, l’Azienda italiana per i petroli come dicono le date stesse precede di circa trent’anni l’ideazione dell’Ente nazionale idrocarburi: quando Eni mosse i primi passi - proprio nei Cinquanta - il settore estrazione e commercializzazione carburanticostituiva quello che con linguaggio attuale si definisce “core business”, cioè il cuore degli affari della società. Ai suoi inizi l’idea di un ente unico, partecipato a maggioranza assoluta dal Ministero del Tesoro, collegato alla proprietà statale del sottosuolo, rispondeva al bisogno di dare impulso all’industrializzazione di un paese povero di fonti energetiche come l’Italia attraverso il forte ruolo statale e la limitazione dei rischi connessi ad avventure private. Già prima della guerra Agip aveva avviato perforazioni ed esplorazioni all’estero, ma solo dopo il conflitto dalle catastrofiche sorti arrivò l’uomo che ne aprì il secondo corso, un corso internazionale: Enrico Mattei. Mattei riuscì a convincere gli alleati e il governo a non liquidare l’ente, gettandosi così nei rischi di privatizzazione o di dipendenza dall’estero. Nel 1952 arriva l’Eni e uno dei pilastri è proprio il Cane a sei zampe, finalmente tale dopo il concorso di idee per il nuovo logo (anche dell’Eni stessa, nda). Inizia l’epoca della «benzina italiana», la Supercortemaggiore, dei loghi gialli sulle autostrade, dei motel. Ma l’Agip adesso è davvero storia, non cronaca.Fonte: Il Cittadino

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