giovedì 11 novembre 2010

San Giuliano - Pedriano e Mezzano, frazioni dimenticate - Strade che vanno a pezzi e discariche abusive senza alcuna repressione, perfino i cantieri di ristrutturazione vanno a rilento - I residenti si sentono troppo lontani da chi prende le decisioni

Si fa presto a dire San Giuliano Milanese. Il comune dove circa trentamila dei 36.700 residenti forse in primavera, forse l’autunno prossimo, andranno di nuovo a scegliersi il sindaco, è una vera e propria “regione” di 30,7 chilometri quadrati incuneata in mezzo al Sudmilano. Stacca per estensione due volte e mezza San Donato, addirittura otto Melegnano. Una regione che dal confine nord affacciato sulla cava Tecchione, alle “fettine” ritagliate addirittura a sud della Binasca, ha la stessa distanza che va al centro di Milano. Certo lo spazio dove la città vive davvero, dove si prendono le decisioni di fondo, è abbastanza ristretto. Ma anche tutto quello che c’è attorno conta, contribuisce all’identità e soprattutto, considerando la posizione, è uno scrigno urbanistico in cui le idee possono fluttuare. Dalla San Giuliano verde la città si vede ma a volte sembra un miraggio lontano. E proprio in questo stanno croce e delizia: siamo veramente a San Giuliano? Oppure, riformulando la domanda: ha ancora senso che nel 2010, fra una predica federalista e l’altra sui tempi duri con conseguente cinghia tirata, un comune del milanese abbia la testa a sei chilometri dalle braccia? Parola ai cittadini: 462 in tutto quelli extraurbani. Cominciano a rispondere a Pedriano, dove l’ultima casa dista un chilometro dal castello di Melegnano. «Il comune di San Giuliano arriva con i suoi servizi, qualche lavoro stradale lo fa, si è visto settimana scorsa con la riasfaltatura della strada principale - riassume a mò di portavoce degli abitanti Stefano Porchera - ma qui se pensiamo a un centro storico pensiamo a quello di Melegnano. C’è poco da fare. La marginalità di Pedriano si vede anche da certe soluzioni-tampone come appunto l’asfaltatura recente. Finchè non mettono dei tombini di scolo dell’acqua piovana più grandi, saremo sempre daccapo. Continueranno a riasfaltare, ma la strada sarà sempre “mangiata” dal ristagno idrico». Pedriano sfuma di nuovo nella campagna lasciando a sinistra un’immagine contradditoria: il parco pubblico riqualificato con un’auto abbandonata stazionante da vari giorni nel parcheggio accanto. La tappa successiva è Mezzano, grande quasi quanto l’altra frazione, insigne per storia (la battaglia del 1515) ma con numeri di anagrafe quasi irreali: quattro residenti fissi, quelli dell’azienda agricola Corte Maraschi. Due trattorie e un vicolo rurale pittoresco benché deserto. «Io sono qui dal 1971 - racconta Luigi Maraschi della “Corte” con maneggio, allevamento avicolo e vendita diretta - ci sto benissimo e qui resterò finchè campo. Ho sempre vissuto in cascina, da una parte all’altra di San Giuliano, e anche i miei figli contribuiscono all’attività. Melegnanese o sangiulianese? Non importa, io mi sento italiano e infatti ho messo fuori il tricolore». Luigi Maraschi scruta le vecchie case di Mezzano, che tali erano nel 1971, e ricorda che il piano di recupero edilizio sembra sempre imminente «e non pare nemmeno brutto, ma da un anno è tutto fermo. Di gru neanche l’ombra. Aspettiamo». L’agricoltore-imprenditore ha due suggerimenti per Mezzano: «Rivitalizzare la sagra della frazione, la seconda domenica di agosto, e chiudere almeno uno dei due bracci della strada che va alla Vettabbia. Basterebbe una stanga ma non è possibile che qui passino sempre auto, abbiamo anche le targhe, che buttano di tutto nelle rogge».Fonte: Il Cittadino

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