Era quasi ridotto in rovina, circondato da sterpaglie e mucchi di mattoni, dopo aver fornito il pane ai riozzesi per due secoli quando il pane era davvero il premio della fatica. Ma ieri è stato salvato dall’oblìo da una task force di riozzesi (parecchi) che non vogliono dimenticare la loro storia. È il vecchio forno di via Armando Diaz, proprio vicino all’oratorio di San Rocco, protagonista ieri pomeriggio di un’operazione che ha tolto di mezzo innanzitutto ruderi, cocci e tutte le altre tracce tristi dell’incuria, quella dei secoli e quella degli uomini. In secondo luogo ha aperto la strada per una successiva e più approfondita fase di restauro conservativo che sarà curata nelle prossime settimane. Ieri comunque Riozzo è stata teatro di un intervento di emergenza piuttosto insolito perché a carattere storico-archeologico, dove è il passato ad imporsi nel suo valore. Tutti si sono rimboccati le maniche per il forno collettivo - cioè ad uso dei fornai e delle famiglie del circondario - collocato nella zona più interna e più antica della Riozzo attuale, dietro cascina Taveggia e in prossimità di san Rocco. La messa in sicurezza ha coinvolto la Pro Loco di Cerro e Riozzo, il ricercatore e restauratore Mauro Manfrinato, il Comune e la proprietà Asp Golgi Redaelli. In effetti la struttura è collocata su un’area che appartiene al demanio della Golgi Redaelli, l’ex ente morale milanese che nel suo patrimonio conta proprio la poco distante chiesa rurale di San Rocco. L’amministrazione comunale ha chiesto all’Asp il permesso di intervento e i volontari della Pro Loco (aiutati da un trattorista messo a disposizione dall’azienda agricola vicina) hanno proceduto a quanto di dovere. Detriti, erbacce e vegetazione infestante sono decine di chili. Il netto miglioramento estetico dell’area antistante il forno è già un bel passo avanti ma non basta. «Occorre mettere mano a un’operazione più articolata che riguarda la copertura - commenta Manfrinato - nel qual caso serviranno parti architettoniche nuove come travi e coppi ». Secondo il ricercatore e restauratore pavese « il forno di Riozzo potrebbe essere databile nel complesso a fine ‘700- metà ‘800. Ci sono alcuni mattoni di fattura decisamente più moderna, industriale, mentre è notevole il riutilizzo di mattoni del quattro-cinquecento che potrebbero provenire da quello che è noto come il «castello» riozzese, cioè la struttura corrispondente alla corte podere Grande». Più rilevante ancora però pare essere il fatto che di forni rurali come quello di via Diaz «ne potrebbero esistere due o tre al massimo in tutta l’area sud milanese-pavese-lodigiana - prosegue Manfrinato - Un manufatto analogo è a Gnignano, la frazione di Siziano e Carpiano. Ma quello ha la canna fumaria, questo no». Insomma in mezzo a tanti “oratori di campagna” che crollano e tante immagini votive che purtroppo sbiadiscono, per una volta ha vinto la riconoscenza verso le radici. Già si pensa ad alcuni pannelli didattici che possano spiegare alle scuole come si faceva il pane una volta. Fonte: Il Cittadino
martedì 22 marzo 2011
Cerro al Lambro - Riozzo, salvo il vecchio forno di via Diaz - Servirà un secondo intervento per liberarlo da detriti ed erbacce. Gli esperti: «Occorre un’operzione di copertura». Una task force di volontari impegnata per sottrarlo all’incuria
Etichette:
Ambiente Italia,
Attività commerciali,
Difendiamo i nostri diritti,
Miglioriamo la qualità della vita,
Politica,
Rassegna Stampa,
Storia e cultura
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento