Laghetto del Certosa, è ancora poco chiaro il tipo di intervento avviato
mercoledì sullo specchio d’acqua in fondo a via Volturno. Potrebbe
essere il temuto (dai residenti) interramento del prezioso elemento
paesaggistico, o forse no. In ogni caso non se ne sa molto se non quello
che è evidente agli occhi di tutti: cioè che di acqua non è rimasta
quasi più e che pesci e tartarughe, la fauna “resistente” in zona -
hanno preso la strada verso qualche altra destinazione, probabilmente
via Europa. Ma la fisionomia che il bacino grande pochi metri quadrati
assumerà ad opere concluse, quella non la conosce ancora nessuno. Se
questo sia o non sia il capitolo finale della storia di una zona verde
tenacemente incuneata fra i palazzi, lo si saprà solo giorno per giorno
con il procedere del cantiere. L’organismo ufficiale dell’area
sandonatese, il Comitato per Certosa, auspica che non si tratti della
drastica soluzione di un interramento: «Sarebbe una grossa perdita in
termini di socialità e valore paesaggistico - riflette il presidente
Gianluca Sartore - considerando che l’area del laghetto è raggiunta da
famiglie nel tempo libero e persino da una fauna di passo che continua a
transitare da qui, quasi in piena metropoli. In diverse occasioni
abbiamo avvistato aironi e sarebbe persino possibile attrarre ulteriore
sistema faunistico con la scelta delle essenze vegetali adatte».
Mercoledì prossimo il Comitato si incontrerà con il sindaco Mario Dompè
(che dopo le dimissioni di Claudio Monti è titolare ad interim delle
politiche ambientali) per acquisire ulteriori informazioni. Il dato di
fondo è che un qualche tipo di opera di riqualificazione è stata
avviata. Gli animali non sono più nel luogo: nemmeno potrebbero
considerando che c’è un dito d’acqua scarso, ma pare che la sezione Wwf
Sud Milano non sia intervenuta per il loro trasloco, con mèta (sembra)
lo specchio idrico di via Europa. La prospettiva di un intervento
sistematico sullo stagno nato una quindicina di anni fa con la copertura
del Redefossi è andata crescendo da dodici mesi a questa parte. Il
punto di partenza sembra chiaro: il laghetto di via Volturno costa
tanto. Forse troppo. Alimentato non da risorgive o falda superficiale,
ma da acqua corrente d’acquedotto, il bacino a pochi metri dalla via
Emilia “prosciuga” 14mila euro di spesa per ogni bilancio annuale del
comune. In dieci anni si spendono 150mila euro, più o meno. «Non
neghiamo l’esistenza del dato economico - riprende però Sartore - e
infatti all’assessore Monti, in carica fino a poco fa, avevamo esposto
la disponibilità a discutere una forma di riduzione dei costi. Il punto è
che con 14mila euro, anche meno, si realizzerebbe quel pozzo artesiano,
quel sistema di alimentazione via falda che abbatterebbe per sempre il
problema dell’alimentazione idrica, dell’ossigenazione e del ricircolo.
Visto che tale somma va comunque impiegata finchè si immette acqua e
finchè, aggiungiamo noi, si chiamano imprese a lavorare, sarebbe del
tutto indifferente indirizzarla allo scavo di un pozzo che risolverebbe
la questione una volta per sempre». Fonte: Il Cittadino