venerdì 26 agosto 2011

Sant'Angelo - Cantieri per San Bartolomeo

Probabilmente è uno dei templi più antichi della cristianità di Sant’Angelo. Un tesoro conosciuto e amato dalla gente di borgo San Martino; uno scorcio da scoprire per chi ancora non lo conosce. La chiesa di San Bartolomeo torna agli antichi splendori. E lo fa con un importante lavoro di restauro artistico di tutta la parte interna dell’edificio, presentato mercoledì sera, nella ricorrenza di San Bartolomeo.
Sostenuto grazie a fondi parrocchiali e donazioni dei fedeli, il percorso di restauro ha ricevuto il contributo della Fondazione Cariplo che ha messo a disposizione la somma di 40mila euro per le spese già effettuate sulla parte esterna e sul tetto, progettati a partire dal 2008 dall’architetto Beppe Roberti con la supervisione della Soprintendenza. Ora il via ai lavori interni, affidati alle cure del restauratore Domenico Cretti (e la collaborazione di Marco Consalvi), bergamasco d’origine e lodigiano d’adozione, che già firmato importanti lavori su manufatti religiosi della provincia, dal restauro di San Lorenzo in Lodi a quello del coro dell’Incoronata. «Professionisti che voglio ringraziare per l’impegno in un lavoro molto importante - ha ricordato il parroco di Sant’Angelo, monsignor Ermanno Livraghi -, come la nostra gratitudine va anche alla Fondazione Cariplo per l’aiuto concreto». Aiuto che ha permesso alla parrocchia di assegnare il primo lotto dei restauri interni, iniziati nel mese di luglio, in una chiesa che «è sempre stata l’elemento aggregante del quartiere - ha ricordato l’architetto Roberti -: tutto quello che possiamo vedere oggi è qui perché gli abitanti del borgo San Martino hanno contribuito ai lavori di restauro sin dal Settecento». Un amore importante «che speriamo sia confermato 300 anni dopo quegli ultimi grandi interventi - ha confermato Domenico Cretti -: la nostra responsabilità è quella di riuscire a conservare la chiesa per chi verrà dopo di noi». Le impalcature, al momento, coprono la parte dell’abside, dove si trova l’altare maggiore e da cui è stato completamente rimosso il coro in legno, per la pulizia, il consolidamento e la rimozione degli smalti applicati nel Settecento. Un intervento che ha fatto emergere i mattoni più antichi della costruzione, probabilmente parte di un’edicola votiva, che sorgeva in quel punto nel Medioevo, poi inglobata nell’edificio una volta costruito. A inquadrare la genesi del quartiere e della sua chiesa, lo storico locale Antonio Saletta, che ha fatto un viaggio tra i documenti che parlano proprio del rione San Martino, chiamato nel 1200, San Martino e Stabiello. Così come altre testimonianze parlano della chiesa, in cui nel 1543 venne fondata la prima confraternita religiosa della città, quella del Santissimo Crocifisso. E in cui, il restauratore Domenico Cretti, ha incontrato la mano di un artista dalle grandi doti, ancora senza nome, che ha curato tutti gli affreschi seminando citazioni colte, dalla Cappella Sistina al Cristo di Leonardo Da Vinci. Se per la parte absidale ci vorranno ancora un paio di mesi, la macchina del recupero, fondi permettendo, si rimetterà in moto per gli altri lotti, dalla balconata, alla pareti della navata (in finto marmo), ma anche per gli stucchi e gli affreschi della volta centrale. Una lotta contro il tempo e le infiltrazioni d’acqua che minano la bellezza della chiesa.Fonte: Il Cittadino
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