Probabilmente è uno dei templi più antichi della cristianità di
Sant’Angelo. Un tesoro conosciuto e amato dalla gente di borgo San
Martino; uno scorcio da scoprire per chi ancora non lo conosce. La
chiesa di San Bartolomeo torna agli antichi splendori. E lo fa con un
importante lavoro di restauro artistico di tutta la parte interna
dell’edificio, presentato mercoledì sera, nella ricorrenza di San
Bartolomeo.
Sostenuto grazie a fondi parrocchiali e donazioni dei
fedeli, il percorso di restauro ha ricevuto il contributo della
Fondazione Cariplo che ha messo a disposizione la somma di 40mila euro
per le spese già effettuate sulla parte esterna e sul tetto, progettati a
partire dal 2008 dall’architetto Beppe Roberti con la supervisione
della Soprintendenza. Ora il via ai lavori interni, affidati alle cure
del restauratore Domenico Cretti (e la collaborazione di Marco
Consalvi), bergamasco d’origine e lodigiano d’adozione, che già firmato
importanti lavori su manufatti religiosi della provincia, dal restauro
di San Lorenzo in Lodi a quello del coro dell’Incoronata.
«Professionisti che voglio ringraziare per l’impegno in un lavoro molto
importante - ha ricordato il parroco di Sant’Angelo, monsignor Ermanno
Livraghi -, come la nostra gratitudine va anche alla Fondazione Cariplo
per l’aiuto concreto». Aiuto che ha permesso alla parrocchia di
assegnare il primo lotto dei restauri interni, iniziati nel mese di
luglio, in una chiesa che «è sempre stata l’elemento aggregante del
quartiere - ha ricordato l’architetto Roberti -: tutto quello che
possiamo vedere oggi è qui perché gli abitanti del borgo San Martino
hanno contribuito ai lavori di restauro sin dal Settecento». Un amore
importante «che speriamo sia confermato 300 anni dopo quegli ultimi
grandi interventi - ha confermato Domenico Cretti -: la nostra
responsabilità è quella di riuscire a conservare la chiesa per chi verrà
dopo di noi». Le impalcature, al momento, coprono la parte dell’abside,
dove si trova l’altare maggiore e da cui è stato completamente rimosso
il coro in legno, per la pulizia, il consolidamento e la rimozione degli
smalti applicati nel Settecento. Un intervento che ha fatto emergere i
mattoni più antichi della costruzione, probabilmente parte di un’edicola
votiva, che sorgeva in quel punto nel Medioevo, poi inglobata
nell’edificio una volta costruito. A inquadrare la genesi del quartiere e
della sua chiesa, lo storico locale Antonio Saletta, che ha fatto un
viaggio tra i documenti che parlano proprio del rione San Martino,
chiamato nel 1200, San Martino e Stabiello. Così come altre
testimonianze parlano della chiesa, in cui nel 1543 venne fondata la
prima confraternita religiosa della città, quella del Santissimo
Crocifisso. E in cui, il restauratore Domenico Cretti, ha incontrato la
mano di un artista dalle grandi doti, ancora senza nome, che ha curato
tutti gli affreschi seminando citazioni colte, dalla Cappella Sistina al
Cristo di Leonardo Da Vinci. Se per la parte absidale ci vorranno
ancora un paio di mesi, la macchina del recupero, fondi permettendo, si
rimetterà in moto per gli altri lotti, dalla balconata, alla pareti
della navata (in finto marmo), ma anche per gli stucchi e gli affreschi
della volta centrale. Una lotta contro il tempo e le infiltrazioni
d’acqua che minano la bellezza della chiesa.Fonte: Il Cittadino
