Giovedi sera al Centro polifunzionale di Poasco si è scritto un nuovo
capitolo della lunga e complessa storia di cascina Ronco. Un altro
momento in stile “tribunale”. Il sindaco Mario Dompè, il dirigente del
settore territorio Alberto Schgor e i progettisti estensori del Piano di
recupero si sono confrontati con una cinquantina di cittadini sulla
patata bollente della cascina “in via di sfratto”. Boati e voci grosse
hanno dominato il quadro, fuori c’erano i carabinieri. Il sindaco ha
preso la parola e ha ripercorso il sentiero degli ultimi mesi:«Andiamo
ad intervenire, a sanare una situazione che è sul tappeto da due
decenni, perché il vincolo di dismissione dell’attività agricola e
zootecnica risale a quell’epoca - così Dompè -.
Ci sono state varie
giunte da allora che hanno riproposto costantemente questa ipotesi, un
ambito di riconversione residenziale, che è peraltro quella recepita dal
Piano regolatore antecedente l’attuale Piano di governo del territorio.
Il Prg del 1996 prevedeva queste esatte volumetrie senza alcun
intervento di mitigazione». «È fuori discussione negoziare con il Parco
Sud il raddoppio di via Unica - ha aggiunto -. Le ipotesi degli anni
Novanta non prendevano in minima considerazione un potenziamento
viabilistico, quindi non imputate a noi quello che non è nostro». I
tecnici hanno annotato: «Noi possiamo garantire e di fatto abbiamo
garantito le condizioni per continuare l’agricoltura, ma non è nei
poteri di alcun municipio “imporre” con il Pgt un’attività o l’altra»,
ha chiarito Schgor. Tali punti di vista sono stati criticati nel modo
più frontale dalla maggioranza dei presenti. Una prima sciagurata
avventura viene identificata proprio nel fattore traffico: «Già oggi con
il Piano regolatore a Poasco sono in costruzione 80 abitazioni nuove,
ci chiediamo cosa accadrà con altre 250 », insorgono molti. Alcuni si
chiedono a che cosa serva il Pgtu, il Piano generale del traffico urbano
votato poche settimane fa, «se non ad affrontare nodi cruciali come il
traffico di Poasco». Secondo l’ex sindaco Gabriella Achilli, oggi in
minoranza, «il Piano che voi presentate aumenta i volumi rispetto al
nostro e non fa capire assolutamente dove sia la struttura nella quale
continuerebbe la conduzione agricola dei fondi». La rappresentante di
Italia Nostra Sud Est Milano vede una «grave approssimazione» nel datare
cascina Ronco all’Ottocento, «quando sono state individuate con
sicurezza parti del Cinquecento e probabilmente anche medioevali».Fonte: Il Cittadino