Dall’8 dicembre in cima alla torre faro della stazione centrale di
Milano. Per difendere il posto di lavoro e contrastare la soppressione
dei convogli notturni nel collegamento Nord-Sud del paese da parte di
Trenitalia. Tre addetti della Wagon Lits, Peppo, Oliviero e Carmine sono
saliti in cima alla torre faro per protestare contro il licenziamento
di 800 persone. Ai piedi della torre è stato allestito un presidio di
lavoratori.
Tra questi anche molti provenienti dal Lodigiano e dal
Sudmilano. Ieri, a portare solidarietà, sono andati anche l’assessore
alla cultura del comune di Lodi Andrea Ferrari e il fotografo Alberto
Prina. «Il loro - racconta Ferrari - è un gesto estremo. Hanno scoperto
di avere perso il proprio posto di lavoro con la pubblicazione del nuovo
orario ferroviario che ha eliminato la maggior parte dei collegamenti
tra il Sud e il Nord d’Italia proprio nell’anno in cui si celebra il
150° dell’unità d’Italia. Il presidio è in fondo al binario 23, quello
utilizzato per i treni dei pendolari. Lontano dalle pensiline dorate dei
Freccia Rossa. Era emozionante sentire i treni che passando
fischiavano, vedere i macchinisti che salutavano con la mano fuori dal
finestrino. Questo nonostante l’ex sindacalista della Cgil, ora
amministratore delegato di Trenitalia abbia emesso una circolare che
vieta ai macchinisti di fare fischiare la locomotiva». Il melegnanese
Angelo Matteo è uno degli 800. È rappresentante delle Rsu. «Oggi -
spiega -, un’equipe medica di Gino Strada ha visitato i 3 ragazzi. Li ha
trovati in condizioni discrete. Hanno solo dei problemi di vertigini,
però stanno bene. Il presidio è costante. Sono molte le persone che
vengono a portarci la loro solidarietà. In ufficio abbiamo un banchetto
con la raccolta firme. Ce ne sono già più di mille. Tra quelli che
vengono qua sotto sono molti i viaggiatori che hanno scoperto,
all’improvviso, che i loro treni notturni erano stati soppressi. Un
problema grave, soprattutto per le persone meno abbienti che si trovano
senza collegamenti.Oggi è stata da noi anche la segretaria Cgil Susanna
Camusso. Ha ribadito che è inutile che Trenitalia mandi messaggi
generici alla stampa senza prima sedersi a un tavolo ministeriale». I
tre addetti, impegnati nella manutenzione e nelle pulizie, hanno deciso
che non scenderanno dalla torre fino a quando Trenitalia «non dirà qual è
il suo piano di rilancio. La protesta sta dando i suoi frutti. Nel giro
di una settimana - continua Matteo - Trenitalia è passata da una
posizione granitica ad una più aperta. Senza contrattazione però non si
risolve nulla. Le risorse finanziarie da parte dello Stato ci sono. In
una crisi che minaccia la recessione un collegamento a basso prezzo è
indispensabile. Milioni di persone altrimenti sono private di un diritto
fondamentale come quello dell’acqua. Mi auguro che entro il 31 la
situazione si risolva». Loro, dice, hanno scelto questo tipo di protesta
«perché è pacifista. Colpisce l’immaginario dei mass media. Ci
rifiutiamo di occupare i binari e far pagare il prezzo, come negli altri
sistemi di lotta, agli utenti»Fonte: Il Cittadino
