martedì 27 dicembre 2011

Il “contratto” per il Lambro ora sbarca a San Donato


Con la ripresa dell’anno passerà anche in consiglio a San Donato l’adesione al “contratto di fiume Lambro settentrionale”, sulla quale è già arrivato il parere favorevole della giunta. La città dell’Eni punta ad entrare in una convenzione che coinvolge già 40 amministrazioni da Lecco a Melegnano e Vizzolo: entro i primi mesi del 2012 si dovrebbe salire a 70. Obiettivo è quello di portare i fiumi lombardi più vicino alla vita della gente, anziché considerarli come terra marginale. Nel 2011 sono stati messi in strada cinque “contratti di fiume”: il Lambro, l’Oglio Sud, il Seveso, il Mella e l’Olona-Bozzente-Lura. Le adesioni al contratto che riguarda il Lambro sono iniziate dalla regione e poi hanno incluso una serie di amministrazioni interessate al progetto attraverso 4 province: Lecco, Monza e Brianza, Milano e Lodi. Nella zona sudmilanese hanno sottoscritto il protocollo San Donato (se il consiglio comunale seguirà la giunta), Melegnano, Vizzolo, Salerano, Caselle Lurani, Sant’Angelo e Graffignana. Sono della partita anche le associazioni Wwf, Legambiente, parco valle Lambro ed Ersaf. L’ipotesi dei contratti di fiume si collega agli scenari tracciati da uno studio regionale del 1995, nel quale si insisteva su alcuni obiettivi a portata di mano per una migliore integrazione fra le città della Lombardia e i loro fiumi spesso ignoti ai più. Il Sudmilano veniva definito «sistema a bassa densità urbana della pianura irrigua» e quindi caratterizzato da paesaggio agrario con residui di vegetazione naturale. Queste caratteristiche si accentuano andando verso il Lodigiano, ma sono già presenti appena si esce dalla fraziona di Ponte Lambro. Questi elementi rendono possibile studiare lungo il fiume che attraversa San Donato, San Giuliano e Melegnano innanzitutto percorsi natura di tipo non veicolare, che nel territorio sandonatese possono interessare l’area della Levadina, l’area di esondazione a poca distanza dalla Paullese. La Levadina è infatti la più giovane delle oasi naturalistiche Wwf aperte in zona: corrisponde a tutta l’ansa nord-ovest del Lambro, in un’area dove non c’è un solo edificio abitato. In questa “San Donato sconosciuta” si trovano le chiuse sul Lambro, ettari di terreni che vengono esondati ad ogni alluvione autunnale e ambienti naturali di palude con presenza di fauna a meno di dieci km dal centro di Milano. Il “contratto di fiume” potrebbe aiutare la Levadina a diventare sempre più il bosco di San Donato.Fonte: Il Cittadino
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