Con la ripresa dell’anno passerà anche in consiglio a San Donato
l’adesione al “contratto di fiume Lambro settentrionale”, sulla quale è
già arrivato il parere favorevole della giunta. La città dell’Eni punta
ad entrare in una convenzione che coinvolge già 40 amministrazioni da
Lecco a Melegnano e Vizzolo: entro i primi mesi del 2012 si dovrebbe
salire a 70. Obiettivo è quello di portare i fiumi lombardi più vicino
alla vita della gente, anziché considerarli come terra marginale. Nel
2011 sono stati messi in strada cinque “contratti di fiume”: il Lambro,
l’Oglio Sud, il Seveso, il Mella e l’Olona-Bozzente-Lura. Le adesioni al
contratto che riguarda il Lambro sono iniziate dalla regione e poi
hanno incluso una serie di amministrazioni interessate al progetto
attraverso 4 province: Lecco, Monza e Brianza, Milano e Lodi. Nella zona
sudmilanese hanno sottoscritto il protocollo San Donato (se il
consiglio comunale seguirà la giunta), Melegnano, Vizzolo, Salerano,
Caselle Lurani, Sant’Angelo e Graffignana. Sono della partita anche le
associazioni Wwf, Legambiente, parco valle Lambro ed Ersaf. L’ipotesi
dei contratti di fiume si collega agli scenari tracciati da uno studio
regionale del 1995, nel quale si insisteva su alcuni obiettivi a portata
di mano per una migliore integrazione fra le città della Lombardia e i
loro fiumi spesso ignoti ai più. Il Sudmilano veniva definito «sistema a
bassa densità urbana della pianura irrigua» e quindi caratterizzato da
paesaggio agrario con residui di vegetazione naturale. Queste
caratteristiche si accentuano andando verso il Lodigiano, ma sono già
presenti appena si esce dalla fraziona di Ponte Lambro. Questi elementi
rendono possibile studiare lungo il fiume che attraversa San Donato, San
Giuliano e Melegnano innanzitutto percorsi natura di tipo non
veicolare, che nel territorio sandonatese possono interessare l’area
della Levadina, l’area di esondazione a poca distanza dalla Paullese. La
Levadina è infatti la più giovane delle oasi naturalistiche Wwf aperte
in zona: corrisponde a tutta l’ansa nord-ovest del Lambro, in un’area
dove non c’è un solo edificio abitato. In questa “San Donato
sconosciuta” si trovano le chiuse sul Lambro, ettari di terreni che
vengono esondati ad ogni alluvione autunnale e ambienti naturali di
palude con presenza di fauna a meno di dieci km dal centro di Milano. Il
“contratto di fiume” potrebbe aiutare la Levadina a diventare sempre
più il bosco di San Donato.Fonte: Il Cittadino
