sabato 24 dicembre 2011

San Giuliano - Riapre la chiesa di San Giuliano Martire

È Natale, le navate della chiesa di San Giuliano tornano ad abbracciare i fedeli per il giorno cristiano più importante. Oggi, con tre celebrazioni previste alle 18, 20.30 e nell’atmosfera di mezzanotte, si riapriranno le porte che danno verso piazza della Vittoria. L’intervento conservativo durato mesi è concluso e i nuovi pavimenti di marmo risplendono, può assicurare chi li ha visti in anteprima.

Oggi la rinnovata pieve potrà essere ammirata da tutti nel giorno in cui la liturgia ricorda il Mistero dell’Incarnazione. Non è un caso l’apertura a Natale della parrocchia storica di San Giuliano, riconsacrata nel 1966 dall’arcivescovo Giovanni Colombo sulla strada di una lunga storia preesistente. «Abbiamo fatto tutti gli sforzi per raggiungere questa “coincidenza” di calendario - rivela don Lino Maggioni, prevosto di San Giuliano Martire - cercando di lavorare sodo anche col contributo fondamentale dei laici del gruppo parrocchiale. Ci siamo riusciti anche se qualche dettaglio va ancora rifinito. Provvederemo entro un’altra festività di questo periodo, l’Epifania». C’è molta curiosità per quello che si è fatto in quasi un anno di opere, divise in vari scaglioni, dietro la facciata barocca che dal 1670, più o meno, osserva una città incredibilmente diversa da allora, con i non sempre riuscitissimi affastellamenti di palazzi attorno. Dall’estate in poi la chiusura dell’edificio è stata completa, con l’intenzione sempre più forte di poter tornare a celebrare Messa sull’altare maggiore entro Natale. Mancano poche ore e si vedrà cosa è cambiato. Cosa è cambiato, appunto? Innanzitutto il pavimento. Quello della chiesa del 1966, voluta dallo storico prevosto don Luigi Carcano che qualcuno ancora ricorda (rimase 31 anni in città), è stato demolito. Le nuove superfici in marmo, che danno un effetto luce innegabilmente trasformato, sono state posate una volta effettuata un’altra operazione importante: il ripianamento del sottofondo, che in alcuni punti cominciava a cedere. Sotto i marmi scintillanti c’è un altro segreto, che senza alcun dubbio verrà testato direttamente oggi data la stagione: il riscaldamento. Le condutture sono alloggiate nel sottosuolo e garantiscono una temperatura costante di 16 gradi durante la stagione autunnale e invernale. Rispetto agli 8 gradi misurati prima nelle più fredde giornate dell’anno, il passo avanti è decisivo. Anche girando lo sguardo alle pareti si nota qualcosa di cambiato: la navata unica è stata intonacata e imbiancata a metà. «In realtà il lavoro va concluso - continua il parroco assieme ai laici che hanno affiancato le imprese - ma sarà ripreso nell’anno nuovo». Devono ancora arrivare i nuovi confessionali, realizzati secondo la tipologia attuale che prevede la non visibilità esterna di chi si confessa e l’accessibilità ai disabili. Un ultimo ma essenziale dettaglio sarà, presto, l’apertura di una porta secondaria verso via XI Febbraio, fondamentale per le emergenze. La più centrale delle sette parrocchie di San Giuliano nel 2011 ha compiuto 45 anni. Avviata all’inizio degli anni Sessanta, a Concilio Vaticano II in corso (una testimonianza di quel momento di transizione è data dal matroneo, che si decise comunque di realizzare), serviva a rispondere ad una città che nel 1945 aveva ottomila abitanti, nel ’60 ventimila. Quarantacinque anni dopo è stato necessario rimettere mano. Per quel 17-20 per cento di sangiulianesi del centro storico che segue Messa qui, e per convincere qualcun altro a ragionare un po’ di più sotto l’albero e davanti ai regali. Lo sforzo di solidarietà attorno all’opera è stato vasto. Si sono armati di strofinacci e spazzoloni i ragazzi dell’oratorio; il consiglio per gli affari economici ha tenuto i conti, hanno partecipato i laici della parrocchia. Anche qualche extracomunitario, cristiano e no, ha fatto la sua parte. «Abbiamo avuto molte adesioni alla proposta “dieci euro al mese” per creare un fondo che va nella spesa complessiva di 530mila euro - conclude don Maggioni -. Ringrazio i miei concittadini».Fonte: Il Cittadino
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