Visite di controllo, tempi troppo lunghi. Per una visita pneumologica
all’ospedale di Vizzolo, bisogna aspettare 280 giorni e per la stessa
prestazione nell’ambulatorio di Melegnano 240. Per una visita urologica a
Vizzolo ci vogliono 266 giorni, nell’ambulatorio di Paullo 113, in
quello di Peschiera 185, 182 a San Donato e 227 a San Giuliano. Troppo,
secondo la Regione, che ha fissato in una media di 180 giorni il tempo
medio per una prestazione di controllo.
A differenza dell’ospedale
Maggiore di Lodi, dove per un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici
l’attesa è di un anno e mezzo, a Vizzolo però la coda si ferma a 171
giorni, 5 mesi circa. I pazienti che devono sottoporsi a una Tac di
controllo all’addome, ma anche all’encefalo e al torace, devono
attendere 91 giorni e 89 per una mammografia bilaterale. I tempi
salgono, invece, a 177 per l’ecografia all’addome e si abbassano a 11
per la radiografia alle ossa e a 3 per l’urografia.«Le prestazioni di
controllo non sono sottoposte a monitoraggio regionale - spiega
l’Azienda ospedaliera -; nell’ambito dell’azienda, per tutte le
prestazioni di controllo, viene garantito un tempo di attesa limitato in
almeno un sito di erogazione; la prescrizione e l’erogazione delle
prestazioni di controllo sono strettamente condizionate dalle variabili
legate al tipo di patologia (con i relativi tempi di follow-up) e al
rapporto medico-paziente». Il neo eletto presidente dell’ordine dei
medici di Milano Carlo Roberto Rossi non capisce come mai quello delle
liste d’attesa sia un fenomeno che, in generale, colpisce gli ospedali
«alla fine dell’anno. Ad ogni stagione - commenta il presidente - verso
dicembre, le liste aumentano. Non vorrei che la questione fosse legata
all’esaurimento degli appuntamenti e quindi del budget. Non capisco come
mai la Regione non abbia ancora risolto questo problema. Gli
amministratori lombardi dovrebbero trovare il bandolo di questa
questione. Per quanto riguarda Vizzolo, una delle ragioni, probabilmente
è che, a differenza della metropoli l’offerta è più limitata. D’altro
canto però, lo dicono anche i dati della letteratura: se apri un
ambulatorio nel deserto sei sicuro di riempirlo. Di salute non ce n’è
mai abbastanza».Fonte: Il Cittadino
