sabato 10 dicembre 2011

Vizzolo - Visite di controllo, attese lunghe 6 mesi

Visite di controllo, tempi troppo lunghi. Per una visita pneumologica all’ospedale di Vizzolo, bisogna aspettare 280 giorni e per la stessa prestazione nell’ambulatorio di Melegnano 240. Per una visita urologica a Vizzolo ci vogliono 266 giorni, nell’ambulatorio di Paullo 113, in quello di Peschiera 185, 182 a San Donato e 227 a San Giuliano. Troppo, secondo la Regione, che ha fissato in una media di 180 giorni il tempo medio per una prestazione di controllo.

A differenza dell’ospedale Maggiore di Lodi, dove per un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici l’attesa è di un anno e mezzo, a Vizzolo però la coda si ferma a 171 giorni, 5 mesi circa. I pazienti che devono sottoporsi a una Tac di controllo all’addome, ma anche all’encefalo e al torace, devono attendere 91 giorni e 89 per una mammografia bilaterale. I tempi salgono, invece, a 177 per l’ecografia all’addome e si abbassano a 11 per la radiografia alle ossa e a 3 per l’urografia.«Le prestazioni di controllo non sono sottoposte a monitoraggio regionale - spiega l’Azienda ospedaliera -; nell’ambito dell’azienda, per tutte le prestazioni di controllo, viene garantito un tempo di attesa limitato in almeno un sito di erogazione; la prescrizione e l’erogazione delle prestazioni di controllo sono strettamente condizionate dalle variabili legate al tipo di patologia (con i relativi tempi di follow-up) e al rapporto medico-paziente». Il neo eletto presidente dell’ordine dei medici di Milano Carlo Roberto Rossi non capisce come mai quello delle liste d’attesa sia un fenomeno che, in generale, colpisce gli ospedali «alla fine dell’anno. Ad ogni stagione - commenta il presidente - verso dicembre, le liste aumentano. Non vorrei che la questione fosse legata all’esaurimento degli appuntamenti e quindi del budget. Non capisco come mai la Regione non abbia ancora risolto questo problema. Gli amministratori lombardi dovrebbero trovare il bandolo di questa questione. Per quanto riguarda Vizzolo, una delle ragioni, probabilmente è che, a differenza della metropoli l’offerta è più limitata. D’altro canto però, lo dicono anche i dati della letteratura: se apri un ambulatorio nel deserto sei sicuro di riempirlo. Di salute non ce n’è mai abbastanza».Fonte: Il Cittadino
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