A mangiarsi il verde in un solo boccone non ci sono solo case e
capannoni: cave e discariche fanno la loro parte. Dal 1999 al 2007, nel
Lodigiano sono scomparsi 1.330 ettari di verde e ogni comune ha dato un
“contributo” diverso. Se si esclude Maccastorna, il paese più piccolo,
nell’arco di otto anni l’avanzata del cemento ha superato il 30 per
cento in molti centri: Senna, Casaletto, San Rocco, San Fiorano nella
Bassa, ma anche Massalengo, Borgo e Villanova nel Centro Lodigiano.
I più parsimoniosi, se così si può dire, sono stati Caselle Landi e Valera Fratta, dove addirittura gli insediamenti sono diminuiti, probabilmente anche a causa dell’abbandono di terreni.Per non abbassare la guardia e pianificare al meglio gli interventi, ieri la Provincia di Lodi ha siglato un protocollo con l’Istituto nazionale di urbanistica, in qualità di ente fondatore del Centro ricerca sul consumo di suolo, in continuità con quanto svolto in passato. «Il suolo è un bene di tutti - afferma Stefano Pareglio del Centro di ricerca, rappresentato in sala anche da Stefano Salata -. Ha diverse funzioni, ma anche un valore identitario: con la nostra attività vogliamo promuovere una riflessione sul suo significato. La Provincia ci sostiene, in Italia non esistono banche dati con una cadenza costante». Raccogliere informazioni e limitare il consumo di suolo sono solo due degli obiettivi prefissati.Da quanto emerso, il 16 per cento della corsa del cemento è legato alla costruzione di case, il 6 per cento all’aumento delle zone verdi artificiali non agricole e il 53 per cento alla nascita di complessi industriali o alle infrastrutture. Ciò che colpisce, però, è un altro dato: il 25 per cento, pari a 358,6 ettari, dipende dalla crescita di cave e discariche. La cementificazione sembra essere più “scatenata” in due zone: nei comuni serviti direttamente dall’uscita del casello dell’autostrada e nei comuni più a sud, che fanno parte di uno storico sistema produttivo, ovvero Ospedaletto, Casale, Codogno.«C’è chi pensa che sul territorio debbano nascere insediamenti in modo confusionario - afferma l’assessore Nancy Capezzera -, bisogna cambiare approccio e anche cultura. Non siamo più disposti a restare a guardare il degrado del territorio, anche dal punto di vista della qualità architettonica scadente delle opere. Si è sempre detto che il Lodigiano era il paese dei colori ma oggi non ha più una sua identità perché è stato bistrattato, per colpa soprattutto delle amministrazioni locali, abituate a pensare al loro “orticello”». Il presidente Pietro Foroni ribadisce più volte che la Provincia deve essere un “cane da guardia”: «Questo non significa fermare lo sviluppo del Lodigiano ma impedire che questo sia confuso solo perché le amministrazioni comunali vogliono portare nelle loro casse quattro soldi». Anche se il numero uno di San Cristoforo non cita mai il “caso Decathlon”, il suo è un chiaro riferimento al braccio di ferro tra la giunta e il Comune di Pieve rispetto al nuovo insediamento. «Grazie al cielo - continua Foroni -, fino a che ci sarà la Provincia cercheremo di mettere in campo uno sviluppo ragionato. Ma se tra qualche anno le province scompariranno - si chiede il presidente - cosa ne sarà del consumo di suolo?».Fonte: Il Cittadino
I più parsimoniosi, se così si può dire, sono stati Caselle Landi e Valera Fratta, dove addirittura gli insediamenti sono diminuiti, probabilmente anche a causa dell’abbandono di terreni.Per non abbassare la guardia e pianificare al meglio gli interventi, ieri la Provincia di Lodi ha siglato un protocollo con l’Istituto nazionale di urbanistica, in qualità di ente fondatore del Centro ricerca sul consumo di suolo, in continuità con quanto svolto in passato. «Il suolo è un bene di tutti - afferma Stefano Pareglio del Centro di ricerca, rappresentato in sala anche da Stefano Salata -. Ha diverse funzioni, ma anche un valore identitario: con la nostra attività vogliamo promuovere una riflessione sul suo significato. La Provincia ci sostiene, in Italia non esistono banche dati con una cadenza costante». Raccogliere informazioni e limitare il consumo di suolo sono solo due degli obiettivi prefissati.Da quanto emerso, il 16 per cento della corsa del cemento è legato alla costruzione di case, il 6 per cento all’aumento delle zone verdi artificiali non agricole e il 53 per cento alla nascita di complessi industriali o alle infrastrutture. Ciò che colpisce, però, è un altro dato: il 25 per cento, pari a 358,6 ettari, dipende dalla crescita di cave e discariche. La cementificazione sembra essere più “scatenata” in due zone: nei comuni serviti direttamente dall’uscita del casello dell’autostrada e nei comuni più a sud, che fanno parte di uno storico sistema produttivo, ovvero Ospedaletto, Casale, Codogno.«C’è chi pensa che sul territorio debbano nascere insediamenti in modo confusionario - afferma l’assessore Nancy Capezzera -, bisogna cambiare approccio e anche cultura. Non siamo più disposti a restare a guardare il degrado del territorio, anche dal punto di vista della qualità architettonica scadente delle opere. Si è sempre detto che il Lodigiano era il paese dei colori ma oggi non ha più una sua identità perché è stato bistrattato, per colpa soprattutto delle amministrazioni locali, abituate a pensare al loro “orticello”». Il presidente Pietro Foroni ribadisce più volte che la Provincia deve essere un “cane da guardia”: «Questo non significa fermare lo sviluppo del Lodigiano ma impedire che questo sia confuso solo perché le amministrazioni comunali vogliono portare nelle loro casse quattro soldi». Anche se il numero uno di San Cristoforo non cita mai il “caso Decathlon”, il suo è un chiaro riferimento al braccio di ferro tra la giunta e il Comune di Pieve rispetto al nuovo insediamento. «Grazie al cielo - continua Foroni -, fino a che ci sarà la Provincia cercheremo di mettere in campo uno sviluppo ragionato. Ma se tra qualche anno le province scompariranno - si chiede il presidente - cosa ne sarà del consumo di suolo?».Fonte: Il Cittadino
