mercoledì 5 settembre 2012

A Secugnago city la biglietteria non c’è, neppure la timbratrice

«Ho fatto il pendolare per trent’anni e ho perso tutti i capelli». Chissà perché gli ex pendolari, a differenza di quelli in attività, hanno voglia di scherzare. Anche alla stazione di Secugnago, nel rapido andirivieni di studenti e lavoratori, può capitare di trovarne. C’è chi in auto aspetta un parente e chi, come Claudio Grazioli, 50 anni, operaio a Brembio, può finalmente permettersi di passare sotto i binari per andare al lavoro. Il sottopassaggio non è un granché, d’accordo. Non c’è nemmeno il tapis roulant. Però che sollievo non dover più prendere il treno per Milano, non doverlo aspettare sul marciapiede anche quando fa freddo perché la sala d’attesa è quasi sempre chiusa.
E non dover, se l’urgenza chiama, andare a bussare alla porta dell’ufficio movimento con la speranza di poter avere la chiave dei bagni.Alla stazione di Secugnago le cose stanno così: se l’ufficio movimento è chiuso, è chiusa anche la sala d’attesa e sono chiusi anche i bagni. Gli addetti all’ufficio sono due: uno è di turno la mattina, l’altro il pomeriggio, per cinque giorni la settimana, dal lunedì al venerdì (il sabato e la domenica non c’è nessuno). Oltre a vigilare sul traffico dei treni, tengono sotto controllo la sala d’attesa e consegnano la chiave dei bagni a chi ne fa richiesta. Non di rado però, per ragioni di organizzazione del lavoro, uno dei due viene spostato in qualche altra stazione del territorio (oggi qui, domani là: forse è per questo che si chiama “ufficio movimento”). E quando ciò accade, l’unico addetto in servizio, al termine del proprio turno, chiude a chiave la sala d’attesa per motivi di sicurezza. Lo scorso 27 marzo, giorno del nostro piccolo sopralluogo, la sala è stata chiusa alle 13. E lo è rimasta fino al giorno dopo, visto che il pomeriggio non ci sarebbe stato nessuno a presidiare l’ufficio movimento. Anche le porte dei bagni sono rimaste chiuse, con l’inutile avviso sopra la serratura: “Chiedere la chiave al dirigente movimento”. Sarà perché è quasi sempre chiusa che la sala d’attesa ha un discreto aspetto: le tre panchine in legno sono in buono stato, sulle pareti c’è solo qualche scarabocchio, l’orologio funziona, il foglio degli orari è al suo posto. E c’è anche un cestino per i rifiuti che sembra essere stato appena svuotato. Se non fosse che c’è poco da scherzare, potrebbe essere un’idea applicabile su larga scala: chiudere al pubblico tutte le stazioni per preservarne il decoro.A proposito di cestini per i rifiuti, non passa inosservato il fatto che ai due ingressi della stazione, quello principale e quello dalla parte di Brembio, nell’area dei parcheggi delle auto e delle bici, ve ne siano per la raccolta differenziata di carta, alluminio e plastica. Fatto insolito, che varrebbe una stelletta in più in un’ipotetica guida Michelin delle stazioni italiane.Sono quaranta i treni che fermano ogni giorno a Secugnago: diciotto diretti a Milano, diciannove a Piacenza, uno a Sesto San Giovanni, uno a Parma, uno a Cremona. Gli orari, per fortuna, si possono leggere anche all’esterno della sala d’attesa. Dove però, come in tante altre stazioni, i pendolari hanno spesso il problema di non saper come fare a timbrare il biglietto. Eppure le obliteratrici a disposizione sarebbero tre, se una non fosse chiusa a chiave dentro la sala d’attesa e un’altra, quella sul primo binario, fosse ancora al suo posto. E se la terza, sul secondo binario, avesse sempre inchiostro per tutti.«Il guaio maggiore è che non c’è nemmeno la biglietteria automatica - osserva Gaetana Regorda, 61 anni, impiegata, pendolare fra Secugnago e Lodi -, se resti senza biglietti o con l’abbonamento scaduto è un problema, specialmente quando capita di dover prendere una corriera sostitutiva, perché l’autista non può farti il biglietto». Sembra che in paese nessuno venda più i biglietti. «E pensare che una volta qui c’era anche la biglietteria - ricorda Enrico Lansoni, 74 anni, per quindici operaio a Milano, ora tutti i giorni in stazione ad attendere in auto il ritorno della moglie, infermiera al Niguarda -. Questa era una bella stazione, c’erano più treni, la sala d’attesa era sempre aperta. E qui intorno era tutto più bello e in ordine. Adesso è tutto cambiato, quando mia moglie torna a casa la sera alle undici c’è da aver paura, non si può più star tranquilli». Meno male che qualcuno disposto a spendere una buona parola per la stazione c’è. Ad esempio due ragazzi abbracciati nel sottopasso, appoggiati ad una parete imbrattata dagli spray: «È un posto tranquillo - dicono - non si sta tanto male qui». Sarà, ma perché non far respirare a Cupido un po’ d’aria fresca?Andrea Soffientini(6 - continua)Le precedenti puntate sono state dedicate alle stazioni ferroviarie di Orio Litta (7 aprile), Santo Stefano Lodigiano (11 aprile), Maleo (20 aprile), San Zenone al Lambro (26 aprile), Ospedaletto Lodigiano (28 agosto).
Ogni giorno a Secugnago fermano 40 treni - Questà è schematicamente la situazione attuale della stazione ferroviaria di Secugnago.Biglietteria: non c’è.Bar: non c’è.Panchine: due, sul secondo binario.Pensiline coperte: non ci sono.Sala d’attesa: c’è, ma spesso è chiusa.Bagni: ci sono, ma spesso sono chiusi.Parcheggio auto: due, agli ingressi della stazione.Parcheggio bici: due, agli ingressi della stazione.Accesso disabili: nessun servizio di assistenza.Altoparlanti: ci sono.Orologi: uno in sala d’attesa, uno sul primo binario.Decoro: scarso.Numero treni che fermano al giorno: 40.Fonte: Il Cittadino


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