«Entro giugno presenteremo un piano di rilancio del centro sportivo
Metanopoli». Certo, il futuro del complesso di via Caviaga potrebbe
passare da una sinergia tra Eni ed ente locale. Se ne parla in questa
fase in cui sono ancora in corso una serie di confronti tra il colosso
petrolifero e la giunta, in vista dei cantieri per il futuro centro
direzionale. «Stiamo cercando di individuare un percorso dove far
convergere gli interessi di Eni con quelli della città - annuncia il
sindaco Andrea Checchi - e, tra gli argomenti che affronteremo, un
rilievo particolare lo rivestirà certamente il centro sportivo nel suo
complesso, che deve essere innanzitutto riqualificato, mediante
specifici investimenti, per tornare a giocare il ruolo di interessante
polo di offerte capaci di richiamare frequentatori anche dal Sudmilano e
dalla metropoli». Se nella convenzione con il primo operatore privato
del territorio che è stata firmata dall’ex esecutivo di centrodestra è
già previsto un cospicuo investimento nella riqualificazione della
piscina, in questo caso la partita è più ampia. «Sarebbe indubbiamente
positiva una collaborazione, che guardi sia al rilancio del complesso,
sia anche alla gestione futura - prosegue il primo cittadino -, che si
potrebbe concordare insieme, tenendo sempre presente che l’esigenza
prioritaria guarda alla fruibilità». E prosegue: «In questa direzione si
può pensare anche ad una programmazione, ad esempio per le serate
estive, al fine di trasformare il parco in un punto di aggregazione
corredato di impianti moderni». Insomma: come preannunciato nei giorni
scorsi, i prossimi mesi saranno decisivi. Non solo. Arriva conferma che
Eni potrà tornare a giocare un ruolo di rilievo nella strategia di
restituire alla città quello che in passato è stato un fiore
all’occhiello del Sudmilano. Il termine è stato fissato a giugno, in
quanto prima dell’estate scadranno anche le convenzioni in corso con le
associazioni sportive che stanno utilizzando i diversi impianti.
Intanto, dall’inizio di gennaio le redini della struttura sono passate
da Acs al Comune. Un patrimonio dagli elevati costi, in quanto solo le
utenze si aggirano sui 900mila euro l’anno, che allo attuale è ben
lontano dall’autonomia economica, tenendo anche conto che urge
manutenzione straordinaria. E il Comune con i tempi che corrono non
potrebbe affrontare una partita simile. Al tempo stesso non sarebbe
facile neanche trovare un investitore esterno pronto a scommettere su un
bene che innanzitutto reclama consistenti interventi di ammodernamento.
Si parla del tentativo di una stretta di mano con Eni che guardi ad una
parte di città che resta fulcro del quartiere Metanopoli e punto di
riferimento per tutta San Donato.Fonte: Il Cittadino

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