lunedì 4 febbraio 2013

A San Donato la centrale dei permessi falsi

Avevano addirittura creato la loro “sede distaccata della Questura a San Donato”, con tanto di gabinetto di polizia scientifica, in grado di sbrigare celermente le pratiche e far ottenere un permesso “buono” per la permanenza regolare in Italia. Una truffa bella e buona, per un giro d’affari milionario. Il nucleo di trasporto pubblico della polizia locale di Milano ha smantellato la banda dopo due anni di indagini, coronati dall’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere per sei persone, firmate dal gip Enrico Manzi su richiesta del pm Ester Nocera. A capo della gang c’era una donna di Saronno, A. B., 50 anni, residente a Limbiate, mentre il braccio destro era un ex carabiniere chietino residente a San Giuliano, R. L. U., 61 anni, in carcere insieme a due senegalesi di 38 e 42 anni residenti nell’hinterland di Milano, mentre altri due connazionali di 39 e 44 anni sono tuttora ricercati. Tutti indagati per falso e truffa aggravata ai danni dello Stato. Quasi per caso è partita l’operazione Black Eyes, dopo una serie di controlli stradali sui pullman di linea, a seguito dei quali è stato rilevato il numero elevato di extracomunitari “pizzicati” con permessi di soggiorno falsi. Eppure quelle persone fermate erano tranquille, forti del fatto che la documentazione in loro possesso era stata pagata a caro prezzo, con tanto di “vidimazione” presso un fantomatico ufficio di polizia scientifica a San Donato Milanese in via Di Vittorio. Le pratiche erano state gestite da una società di servizi che aveva prodotto le buste paga, Cud, modelli F24. Naturalmente dietro lauto pagamento: acconto di 500 euro e saldo tra i 1500 e 2mila euro. Almeno 88 sarebbero le vittime di questi truffatori senza scrupoli per un volume d’affari per 160mila euro. Ma il numero del popolo dei “gabbati” secondo gli stessi investigatori è molto più vasto. «Le indagini - spiega il comandante Tullio Mastrangelo - sono tuttora in corso: pensiamo ad una stima, per difetto, di un migliaio di persone truffate e di un giro d’affari di due milioni di euro». Almeno dal 2001, infatti, la banda è andata avanti con i propri loschi affari, prima come semplici falsari, poi allargando i propri orizzonti criminali grazie ad un proprio laboratorio a San Donato, dove le per persone erano schedate e rilevate le impronte digitali. Gestiva tutto l’ex carabiniere di San Giuliano, forte della sua esperienza nell’Arma, che certo sapeva come spacciarsi per poliziotto pur avendo indossato nel suo passato un’altra divisa. Lui si occupava anche delle false attestazioni di lavoro, dopo le promesse fatte invece da A. B., donna a capo dell’organizzazione che millantava assunzioni a straniere e stranieri, tramite le “sue” conoscenze. Quattro senegalesi si occupavano di trovare i clienti dell’organizzazione che arrivano perfino dalla Sardegna, solo una delle 10 regioni da dove arrivavano gli immigrati. Il modus operandi è venuto fuori dalle intercettazioni telefoniche e dai vari pedinamenti, che poi hanno permesso di sequestrare materiali e documenti falsi.Fonte: Il Cittadino

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