Avevano addirittura creato la loro “sede distaccata della Questura a San
Donato”, con tanto di gabinetto di polizia scientifica, in grado di
sbrigare celermente le pratiche e far ottenere un permesso “buono” per
la permanenza regolare in Italia. Una truffa bella e buona, per un giro
d’affari milionario. Il nucleo di trasporto pubblico della polizia
locale di Milano ha smantellato la banda dopo due anni di indagini,
coronati dall’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in
carcere per sei persone, firmate dal gip Enrico Manzi su richiesta del
pm Ester Nocera. A capo della gang c’era una donna di Saronno, A. B., 50
anni, residente a Limbiate, mentre il braccio destro era un ex
carabiniere chietino residente a San Giuliano, R. L. U., 61 anni, in
carcere insieme a due senegalesi di 38 e 42 anni residenti
nell’hinterland di Milano, mentre altri due connazionali di 39 e 44 anni
sono tuttora ricercati. Tutti indagati per falso e truffa aggravata ai
danni dello Stato. Quasi per caso è partita l’operazione Black Eyes,
dopo una serie di controlli stradali sui pullman di linea, a seguito dei
quali è stato rilevato il numero elevato di extracomunitari “pizzicati”
con permessi di soggiorno falsi. Eppure quelle persone fermate erano
tranquille, forti del fatto che la documentazione in loro possesso era
stata pagata a caro prezzo, con tanto di “vidimazione” presso un
fantomatico ufficio di polizia scientifica a San Donato Milanese in via
Di Vittorio. Le pratiche erano state gestite da una società di servizi
che aveva prodotto le buste paga, Cud, modelli F24. Naturalmente dietro
lauto pagamento: acconto di 500 euro e saldo tra i 1500 e 2mila euro.
Almeno 88 sarebbero le vittime di questi truffatori senza scrupoli per
un volume d’affari per 160mila euro. Ma il numero del popolo dei
“gabbati” secondo gli stessi investigatori è molto più vasto. «Le
indagini - spiega il comandante Tullio Mastrangelo - sono tuttora in
corso: pensiamo ad una stima, per difetto, di un migliaio di persone
truffate e di un giro d’affari di due milioni di euro». Almeno dal 2001,
infatti, la banda è andata avanti con i propri loschi affari, prima
come semplici falsari, poi allargando i propri orizzonti criminali
grazie ad un proprio laboratorio a San Donato, dove le per persone erano
schedate e rilevate le impronte digitali. Gestiva tutto l’ex
carabiniere di San Giuliano, forte della sua esperienza nell’Arma, che
certo sapeva come spacciarsi per poliziotto pur avendo indossato nel suo
passato un’altra divisa. Lui si occupava anche delle false attestazioni
di lavoro, dopo le promesse fatte invece da A. B., donna a capo
dell’organizzazione che millantava assunzioni a straniere e stranieri,
tramite le “sue” conoscenze. Quattro senegalesi si occupavano di trovare
i clienti dell’organizzazione che arrivano perfino dalla Sardegna, solo
una delle 10 regioni da dove arrivavano gli immigrati. Il modus
operandi è venuto fuori dalle intercettazioni telefoniche e dai vari
pedinamenti, che poi hanno permesso di sequestrare materiali e documenti
falsi.Fonte: Il Cittadino

Nessun commento:
Posta un commento