La segnalazione è giunta dai pescatori che hanno registrato la massiccia presenza del pesce resistente all’inquinamento.Stessa origine danubiana e voracità: ormai ha invaso il Lambro.La novità non è sfuggita agli appassionati del Lambro, che sono soliti recarsi sulle rive del fiume per soddisfare la propria passione per la pesca o più semplicemente per godersi il fiume e la campagna attraverso cui si snoda il corso d’acqua. Voci insistenti segnalano in effetti l’invasione dell’aspio, che avrebbe trovato nel tratto meridionale del Lambro un habitat ideale. Una vera e propria proliferazione di un pesce di dimensioni più ridotte rispetto al siluro, simile al cavedano, ma vorace e distruttivo quanto il suo parente maggiore, che sta vincendo letteralmente la concorrenza con tutte le specie autoctone. Simone Rossi, ittiologo della Provincia di Lodi, conferma quanto sta accadendo nel Lambro: «È vero, l’aspio, pesce di origine danubiana, è presente nel Lambro. Si tratta di una specie che è arrivata nel fiume risalendo il Po».
Evidentemente la risalita ha raggiunto anche il Lambro meridionale considerato che le ultime rilevazioni ufficiali effettuate dagli esperti di palazzo San Cristoforo risalgono ormai a tre anni or sono. «Purtroppo - continua Rossi - questa situazione è il risultato di ripopolamenti sbagliati e questi “colonizzatori”, resistenti all’inquinamento, si sono trovati bene nel Lambro, (che non è celebre per la limpidezza delle sue acque, ndr). In Provincia abbiamo realizzato anche un opuscolo per segnalare queste novità ai pescatori». Ma non è tutto, perché a quanto pare, la situazione è ancora più complessa. Il Lambro pare essersi trasformato in un fiume “danubiano”, ma non è certo il bel Danubio blu. Rossi spiega che «sono molte le specie che adattandosi al Po arrivano anche nel Lambro: il rodeo amaro, la pseudorasbora, il misgurno», tutti pesci che insieme al siluro e all’aspio costituiscono il quadro di una nuova fauna ittica poco conosciuta nella Pianura padana. Il Lambro, parzialmente disinquinato, si sta ricostituendo una propria fauna ittica, completamente diversa da quella che lo popolava fino agli anni Cinquanta. Purtroppo questi animali si pongono alla cima della catena alimentare del fiume e divorano tutto.Simone Rossi non si mostra ottimista sulla possibilità di riportare il fiume Lambro alle origini: «Purtroppo - conferma l’ittiologo provinciale - il problema sta tutto nel Po dove è iniziata questa colonizzazione, ed è irreversibile. Si potranno fare solo interventi di contenimento». E, comunque, in aree piuttosto limitate.
Fonte: Il Cittadino
Evidentemente la risalita ha raggiunto anche il Lambro meridionale considerato che le ultime rilevazioni ufficiali effettuate dagli esperti di palazzo San Cristoforo risalgono ormai a tre anni or sono. «Purtroppo - continua Rossi - questa situazione è il risultato di ripopolamenti sbagliati e questi “colonizzatori”, resistenti all’inquinamento, si sono trovati bene nel Lambro, (che non è celebre per la limpidezza delle sue acque, ndr). In Provincia abbiamo realizzato anche un opuscolo per segnalare queste novità ai pescatori». Ma non è tutto, perché a quanto pare, la situazione è ancora più complessa. Il Lambro pare essersi trasformato in un fiume “danubiano”, ma non è certo il bel Danubio blu. Rossi spiega che «sono molte le specie che adattandosi al Po arrivano anche nel Lambro: il rodeo amaro, la pseudorasbora, il misgurno», tutti pesci che insieme al siluro e all’aspio costituiscono il quadro di una nuova fauna ittica poco conosciuta nella Pianura padana. Il Lambro, parzialmente disinquinato, si sta ricostituendo una propria fauna ittica, completamente diversa da quella che lo popolava fino agli anni Cinquanta. Purtroppo questi animali si pongono alla cima della catena alimentare del fiume e divorano tutto.Simone Rossi non si mostra ottimista sulla possibilità di riportare il fiume Lambro alle origini: «Purtroppo - conferma l’ittiologo provinciale - il problema sta tutto nel Po dove è iniziata questa colonizzazione, ed è irreversibile. Si potranno fare solo interventi di contenimento». E, comunque, in aree piuttosto limitate.
Fonte: Il Cittadino
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