Vibrazioni, crepe nei muri, motrici in funzione di notte: «Qui non si vive più» dicono i residenti di via San Giovanni Bosco.A Tavazzano monta l’esasperazione contro il cantiere di Rfi.Le motrici si accendono alle dieci di sera e spesso vanno avanti fino alle cinque del mattino. E poi c'è la polvere e la ruggine che ogni mattina si deposita sulle auto parcheggiate nel giardino, a pochi dalle mura di casa. Silvana Bocchiola sale le scale e scuote la testa. «Le finestre non si possono aprire, è inutile - racconta infuriata - ; lavorano a ogni ora del giorno e della notte. Una mattina, le motrici si muovevano a tutta velocità sui binari, ho chiesto agli operai di rallentare. Sa cosa mi hanno risposto? Cambia casa. Io abito qui da quarant'anni, ma adesso è un inferno». La casa di Bocchiola è in via San Giovanni Bosco; ha sempre abitato qui con la sua famiglia. Il giardino confina con la stazione ferroviaria di Tavazzano; al passaggio dei treni ci sono abituati, al rumore del cantiere no. A quello non si abitueranno mai.«L'anno scorso abbiamo dovuto rifare le mura esterne, erano piene di crepe e non era mai successo prima - spiega ancora Silvana - ; ora sono comparse anche all'interno. A parte l'esborso economico, chi ci ridà la salute, la pace, il riposo notturno?». I lavori che tolgono il sonno sono quelli che interessano la linea ferroviaria Rogoredo-Lodi. Rete ferroviaria italiana (Rfi), ha spiegato, che i lavori sono urgenti: non si possono rimandare. E interrogata dall'Arpa, che ha prescritto limitazioni per gli orari di intervento, imponendo i lavori diurni sulla tratta, ha risposto che si sarebbe adeguata. Ma i rumori e i lavori di notte continuano.Di fronte a Silvana, abita la famiglia Mallozza e poco dietro la famiglia Carelli. Per tutti è lo stesso inferno. «Le vede queste crepe - spiega Mario Carelli, indicando quattro crepe che dal terreno arrivano fino a metà della casa -? Fino a quest'estate non c'erano. Questa casa ha cinquant'anni e il passaggio dei treni non ci ha mai causato problemi. Secondo lei, da dove arrivano? È inutile che continuano a dirci che è un cantiere di manutenzione. Questi sono lavori veri e propri, la stazione di Tavazzano è diventata il centro di lavorazione per tutta la tratta». E' questo il sospetto, anche secondo Giulio Orsini e Roberto Bizzoni, anche loro residenti nella zona, promotori del comitato di cittadini che sta portando avanti la battaglia contro il cantiere infinito di Rfi.«Ci siamo costituiti come comitato a settembre dello scorso anno - spiega Bizzoni, professore di filosofia - , quando abbiamo capito che quel cantiere per lavori di manutenzione, si sarebbe protratto oltre i termini previsti. Abbiamo scritto due petizioni, inviate entrambe sia all'Arpa che all'amministrazione comunale, firmate da sessanta residenti. All'inizio ci hanno spiegato che si trattava di creare dei binari poi si sono aggiunti lavori di manutenzione. Ma la situazione sta degenerando e non siamo più disponibili ad accettare compromessi. Pretendiamo che i lavori notturni si fermino immediatamente e che i lavori diurni siano regolamentati». Perché qui, ai limiti del comune, c'è gente che sta perdendo la serenità: «Quando non si riesce a dormire, è inutile parlare di qualità della vita. Non esiste qualità della vita e neanche serenità». Ma secondo molti residenti, il problema sarebbe anche collegato all'inquinamento atmosferico. «Siamo preoccupati - denuncia Silvana Bocchiola -, dai camini delle motrici esce un fumo denso e spesso si fa fatica a respirare». Nel giardino assediato dal cantiere, dove non è possibile neppure stendere la biancheria ad asciugare, la signora Mallozza sta provando a far crescere dei fiori. «Guardi - commenta rassegnata - sono morti tutti».
Fonte: Il Cittadino
Fonte: Il Cittadino
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