giovedì 3 dicembre 2009

Massalengo - Un viaggio sulla ciclabile della paura - La denuncia di un appassionato: «La segnaletica è assente e il percorso a tratti diventa pericoloso». Pista allucinante da Tripoli al ponte dell’autostrada a Villanova


«È quasi un miracolo uscirne vivi». Per molti appassionati delle due ruote quel tratto di ciclabile tra la località Tripoli, frazione di Massalengo, e il ponte dell’A1, territorio di Villanova Sillaro, è un vero e proprio inferno. Confusione, mancanza di segnaletica e soprattutto pericolo. A guidarci in un viaggio ai limiti dell’improbabile è Luigi Sisti, residente a Massalengo e storico appassionato dei viaggi su due ruote. Il suo è uno sguardo sconsolato. «Lo dico io - racconta in sella alla sua bicicletta - se qui non ci scappa il morto, non cambia nulla». Il viaggio inizia a Tripoli, snodo di collegamento con l’anello periurbano di Lodi, il percorso lungo 26 chilometri che costeggia il canale Muzza. Non c’è nessun cartello che indica quale sia la direzione da prendere per imboccare il percorso dedicato a pedoni e ciclisti in direzione Borghetto Lodigiano. «Il risultato è che molti si affidano alla provinciale, pedalando ad un passo da auto e tir che sfrecciano a tutta velocità» spiega Sisti. Sfidando la sorte, anche per il dislivello tra la carreggiata e la banchina, trappola insidiosa in caso di sbandate. Chi ci pensa qualche minuto in più prima di imboccare la provinciale 23, si affida al ponte sulla chiusa e qualche metro più in là incontra nuovamente la ciclabile che qui è solo uno sterrato, in questa stagione coperto di foglie secche. Un percorso breve, che corre dietro le case di Tripoli, tra gli arbusti che crescono senza controllo. «Ma il peggio deve ancora arrivare» commenta ancora il ciclista che, conoscendo a menadito il percorso, prosegue sulla pista sterrata che costeggia un canale di irrigazione. Siamo nei pressi della zona industriale del paese, sullo sfondo c’è l’ex Madital e anche qui non c’è nessun cartello a segnalare il percorso preferenziale su due ruote, ma soprattutto nessuna protezione a garanzia dei ciclisti. Basta un sasso, un ramo, una piccola distrazione. «Finire nel canale è un attimo - spiega ancora Sisti - e le distrazioni, in questo tratto, fanno parte del percorso. Non c’è manutenzione su tutto il tratto e quindi dobbiamo stare attenti a dove mettiamo le ruote». Le criticità non si finiscono arrivando a Massalengo. Qui l’unica scelta possibile è affrontare la nuova rotatoria sulla provinciale 23, un flusso continuo di auto nelle ore di punta. Niente strisce per l’attraversamento e nessun chiarimento sulla direzione da prendere. Il ciclista è solo sulla provinciale, davanti a sé ha solo auto e tir. E di nuovo non resta che tentare la sorte. La situazione migliora a Motta Vigana, appena superata la rotonda. Per tutto il tratto che si inoltra nel centro abitato della frazione, le due ruote godono di un percorso asfaltato che costeggia il marciapiede. Una volta usciti dall’abitato, alla rotatoria di Villanova Sillaro, la pista si sposta sul lato destro in direzione Borghetto e prosegue fino al ponte dell’autostrada. Qui la beffa: una pista-fantasma lunga 600 metri. E se il percorso su due ruote semplicemente non esiste, in compenso c’è uno stretto passaggio in terra battuta sotto il ponte: da un lato c’è un canale in cemento, stretto e profondo, dall’altro solo rifiuti. «A questo punto non resta che caricarsi la bicicletta in spalla e spostarla fuori dal guard rail, nuovamente sulla provinciale, fino al prossimo accesso - spiega sconsolato Sisti -; questo tratto è così dal 2003, dalla riqualificazione della provinciale. È possibile che non si possa fare nulla per intervenire?». Tratto che è stato anche inserito nel recente studio realizzato da Itineraria, per conto del settore viabilità della Provincia. Una mappatura informatica di oltre 442 chilometri di percorsi ciclabili del Lodigiano. E controllando proprio quel punto nel “road book” (una sorta di diario del percorso con tutte le direzioni da prendere) dell’anello del Lambro, si legge che «al momento dei sopralluoghi (marzo 2009, ndr), la pista ciclabile è interrotta all’altezza dell’autostrada», quindi «attraversiamo il cantiere facendo molta attenzione ai tratti esposti».Fonte: Il Cittadino

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...