Il monitor è lì che ti guarda in cima alla scala, unica testimonianza umana nel deserto dei muri di cemento e delle banchine accompagnate da un numero incalcolabile di graffiti metropolitani, scritte indecifrabili e altre tracce del passaggio notturno dei “writers” (graffitari). Sul non ultramoderno display, che ammicca obliquamente a guisa di un totem, scorrono annunci di mète, corse e orari che nella loro rivoluzionaria efficienza da metropoli d’Europa creano un contrasto obbligato con la desolazione che domina tutta attorno. Non c’è più Piacenza capolinea ma in compenso si legge Saronno. Nell’altro senso invece è indicata Lodi, e fra Saronno e Lodi via via si susseguono tutte le fermate del passante milanese. Infine, compaiono effettivamente orari che nella ripetizione ciclica delle due cifre finali dicono che quella cadenza, sospirata per anni dai pendolari, di due treni ogni mezz’ora per trenta corse al giorno, è un fatto reale: la S1 c’è. Ma la “faccia” della stazione ex Fs di Borgolombardo - via Di Vittorio San Donato, oggi ribattezzata “fermata di linea suburbana”, è rimasta quella (tristemente) nota a tutti coloro che al lavoro ogni giorno ci vanno con i binari, o provano ad andarci. L’ingresso, dunque, è ancora quell’antro che sembra inghiottire gli utenti in chissà quali viscere della terra. Il campionario di scritte e graffiti accompagna ossessivo e ininterrotto, con l’accumulo infinito dei suoi colori, la camminata verso le banchine di arresto dei treni. Una camminata che avviene, specialmente quando si avvicina il buio, a spron battuto e passo di marcia, alla luce della lampada su due funzionante nel budello. Non c’è tanto sporco in giro ma a due passi dal “monitor-divinità” di questi spazi vuoti non manca una bella finestra spaccata e qualche sacchetto di plastica gettato in giro. Ci sono anche avanzi di alimenti consumati da chissà chi. Questo è più o meno il “quadro” della stazione di Borgolombardo - via Di Vittorio, terra di confine fra le due municipalità della via Emilia, su per giù a venti giorni dal battesimo del passante esterno milanese, atteso da anni da tutti. I treni arrivano, nessuno contesta (salvo aggiustamenti del caso) che la fase sperimentale della S1 sia pienamente iniziata, ma il comfort offerto agli utenti in attesa è dominato, come prima, da un’ostilità fredda. Insomma un bar, un’edicola, qualunque cosa dia il segnale di una presenza umana sono ben lungi dall’arrivare, e nell’altro sottopasso, quello di cascina Sestogallo, va ancora peggio. Gli amministratori naturalmente devono stare a quello che Trenitalia comunica loro (visto che la gestione non è loro pertinenza), così negli ultimi mesi è stato comunicato quanto di conoscenza: a San Donato, alle Torri Lombarde, dovrebbero iniziare a giorni lavori di migliorìa; a Borgolombardo per ora nulla in vista. Ma almeno, la maggior frequenza dei treni ha spinto gli utenti della S1 ad avvicinarsi con un po’ più di fiducia alla stazione-avamposto ? «Mica tanto - prova dunque a rispondere la titolare del “Baby bar” di via Di Vittorio, proprio di fronte all’imbuto ferroviario che segna il confine tra San Giuliano e la sua dirimpettaia -. Intendiamoci, la stazione ci vuole, in questo punto ha un ruolo fondamentale per tutte due le città. Ma non così trascurata, abbandonata ai suoi muri e a chi ci passa la notte. L’altra sera c’era una signora: l’abbiamo vista entrare e ha affrontato il sottopasso come fanno sempre le donne dopo una certa ora: di corsa, con il buio o quasi dei due tunnel a destra e sinistra».Fonte: Il Cittadino
martedì 29 dicembre 2009
San Giuliano - Il degrado in stazione è sempre in orario - Sporcizia e graffiti a Borgolombardo, un tunnel della paura e la mancanza di strutture che la rendano più “vivibile” - È arrivata la linea suburbana ma la situazione resta disastrosa
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