venerdì 8 ottobre 2010

Alluvioni, sono 41 i comuni a rischio - Giudicata buona la politica preventiva di Lodi Vecchio, sufficiente Sant’Angelo, Lodi invece non fa pervenire i dati richiesti - Allarmanti i risultati della ricerca promossa da Legambiente

Dito puntato contro Castelnuovo. Lodi Vecchio, invece, realizza un “buono” e Sant’Angelo è sufficiente. 

Sono i risultati di “Ecosistema rischio 2010” di Legambiente. In provincia di Lodi sono 41, cioè il 67 per cento, i comuni giudicati a rischio idrogeologico. Solo Sondrio batte Lodi con il 99 per cento dei comuni a rischio. Nel confronto tra i comuni capoluogo manca Lodi, fa notare la curatrice Francesca Ottaviani, «in quanto non ha inviato i dati richiesti. Nel 67 per cento dei comuni lodigiani - spiega quest’ultima - sono state perimetrate aree a rischio molto elevato. Aree in cui potenzialmente si può verificare un alluvione. Nei paesi in cui si è costruito molto questo rischio è maggiormente elevato. Purtroppo, nella ricerca, non abbiamo riportato lo stato di tutti i 41 comuni interessati. Abbiamo considerato solo delle realtà campione». Per quanto riguarda le attività di mitigazione e le capacità dei comuni di prevenire gli eventi, tra quelli considerati, secondo la ricerca, la maglia nera spetta a Castelnuovo. “Scarso”, infatti, è il giudizio che gli è stato assegnato. Esistono a Castelnuovo, infatti, urbanizzazioni in aree a rischio, ma non esiste un piano d’emergenza comunale aggiornato negli ultimi due anni. Non hanno fatto attività di informazione e sensibilizzazione sulla popolazione, ma neanche esercitazioni per preparare la comunità locale ad eventuali alluvioni. Dalla loro hanno però il recepimento del Pai, il Piano per l’assetto idrogeologico, all’interno del piano urbanistico, oltre agli interventi effettuati per la manutenzione ordinaria degli alvei, le opere di difesa idraulica e gli interventi di messa in sicurezza. Il voto finale però è di 5 su 10, “scarso”.Lodi vecchio si è meritata, invece, un 7, cioè “buono”. Non si è costruito in aree a rischio, si è fatta manutenzione degli alvei, hanno aggiornato il piano di emergenza comunale, hanno sensibilizzato la popolazione e fatto esercitazioni, anche se non hanno sistemi di monitoraggio e allerta della popolazione in caso di pericolo. Quest’ultimo aspetto è carente anche a Sant’Angelo, che ha preso 6, cioè “sufficiente”. Non hanno costruito in zone a rischio, ma non hanno neanche aggiornato il piano d’emergenza. A Sant’Angelo fanno però attività di informazione ed esercitazioni e hanno recepito il Pai nel piano urbanistico. Preoccupante, secondo Legambiente, è anche la situazione nei paesi toccati dal Lambro. Il livello di urbanizzazione, nel tratto lodigiano (12 comuni delle province di Lodi e Pavia), infatti, ricopre una superficie territoriale di 15664 ettari. La nuova urbanizzazione però conta un incremento del 17 per cento. «Nel Sud Milano e nel Lodigiano - dice la ricerca -, il fiume scorre ancora in territorio agricolo. Qui a preoccupare, però, è la velocità di urbanizzazione: in queste aree, la velocità con cui il cemento avanza è addirittura tripla rispetto a quella del territorio metropolitano. Si tratta di un segnale estremamente preoccupante: anche il territorio agricolo della Bassa Padana, ormai si sta mettendo a disposizione della peggiore speculazione immobiliare, avviando a trasformarsi in una nuova espansione metropolitana».Fonte: Il Cittadino

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...