A San Giuliano sta per nascere una nuova oasi Wwf da due ettari e mezzo, a rendere un po’ più verde il biglietto da visita dei palazzoni lungo la via Emilia. È il “bosco in città” di Zivido, che pochi giorni fa ha trovato una formula di gestione per i prossimi anni con la convenzione fra amministrazione (in questo caso rappresentata dalla commissaria) e volontari Wwf. Fra gli atti firmati dalla dottoressa Iacontini figura infatti il protocollo d’intesa che passa alla sezione sudmilanese del Panda i compiti di gestione e sorveglianza del bosco urbano prevedendo una copertura economica iniziale di 18mila euro l’anno. Il “bosco in città” di Zivido non è un’opera di cui si sia parlato molto negli ultimi anni - travolta la città da altre cose - eppure passo dopo passo è arrivata al traguardo essendo di fatto già fruibile al pubblico. E non si tratta di un intervento proprio insignificante. La filosofia portante è stata quella di migliorare l’estetica di una zona ad est della via Emilia (da via Brigate Partigiane ai centri commerciali di Zivido) dove l’urbanizzazione negli ultimi quarant’anni si è arrestata. Zivido certo è cambiata da cima a fondo con le case della Piana dei Giganti e gli interventi industriali di via Gorky, ma qui, in questo corridoio che fiancheggia la statale, dietro il “Pentagono” di piazza Bussy Saint-Georges, nessuno ha avuto l’idea (o ha potuto) costruire. Negli anni scorsi è stato dunque affidato a Genia l’incarico di salvaguardare l’ambiente naturale residuo, integrandolo all’interno di un’area continua delimitata da due confini naturali: via Brigate Partigiane a nord e la rotonda ex Blue Residence a sud. Lo sviluppo del parco naturale è quindi in senso nord-sud, con percorsi interni ciclopedonali che attraverseranno sei diversi ambienti di tipo arboreo e potenzialmente faunistico. Partendo da nord, da via Brigate Partigiane, il grande “taglio verde” lungo la statale 9, 90mila metri quadrati complessivi, vedrà succedersi la fascia arbustiva, il bosco igrofilo attorno allo stagno artificiale, le zone a prato, il “bosco planiziale” autoctono, cioè la macchia verde con specie di pianura. Attualmente, come è ovvio che sia, le piante sono basse e il tutto ha un po’ il sapore di cantiere, ma fra le specie messe a dimora nel nuovo polmone verde sangiulianese (2,5 ettari totali) presto alzeranno le fronde querce, salici, carpini, aceri e ligustri. Fonte: Il Cittadino