«Di-mi-ssioni di-mi-ssioni». Le urla che si levano dai banchi dell’opposizione risuonano fin fuori l’Aula. Metà pomeriggio. Attorno a Montecitorio c’è una Roma che sotto il sole rovente festeggia i Patroni San Pietro e Paolo. Dentro il Palazzo va in scena lo psicodramma di una maggioranza che non c’è. Il governo è appena stato battuto sull’articolo 1 della legge Comunitaria, che contiene i provvedimenti per conformare l’ordinamento italiano agli obblighi previsti dall’Unione europea. A niente è servito il primo campanello d’allarme, in mattinata, quando la Camera ha respinto la proposta di stralcio di 12 articoli avanzata dal governo perché la conta si è conclusa con una parità di voti. Dai cellulari dei parlamentari Pdl partono telefonate e sms ai colleghi di partito per colmare i vuoti. Ma dopo poche ore la situazione è anche peggiore. La presidenza mette ai voti l’articolo 1, il cuore del provvedimento, che contiene la delega al governo per l’attuazione delle direttive comunitarie ma anche una norma sulla responsabilità civile dei magistrati. «È aperta la votazione... è chiusa la votazione». E poi i risultati sul tabellone: 270 no contro 262 sì. Scoppia la bagarre, con i parlamentari dell’opposizione che urlano «dimissioni» e quelli presenti nei banchi del centrodestra che un po’ rispondono polemicamente, un po’ rimangono pietrificati. Il capogruppo del Pd Dario Franceschini prende la parola: «La maggioranza prenda atto che non esiste più numericamente, né nel Parlamento né nel Paese. Lo deve fare per rispetto degli italiani, che devono essere governati». Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto minimizza: «È solo un incidente». Lo dice anche il leader della Lega Umberto Bossi, «un incidente, non un segnale politico». Ma l’irritazione nel Carroccio è alle stelle. E non si capisce solo dalla battuta con cui il Senatur completa la frase: «Io c’ero, altri erano al bar» Il fatto è che a scorrere la lista degli assenti tra i banchi del centrodestra spiccano i nomi di 27 parlamentari (l’11% del gruppo) del Pdl, da Claudio Scajola a Guido Crosetto, da Mario Valducci ad Aldo Brancher, da Niccolò Ghedini a Denis Verdini. E 6 deputati (il 20% del gruppo) dei Responsabili, da Massimo Calearo a Domenico Scilipoti a Francesco Pionati, che poi se la prenderà con la presidenza dicendo che non gli è stato consentito di votare. Ma due vicecapogruppo del Pdl e il presidente della Commissione sul federalismo fiscale Enrico La Loggia se la prendono anche con il «quarto gruppo» che oltre a Pdl, Lega e dei Responsabili spunta nella maggioranza: «quello degli irresponsabili». Nei capannelli di parlamentari di centrodestra che si formano in Transatlantico le discussioni sono piuttosto a tinte fosche.
BERLUSCONI FURIOSO - Paolo Bonaiuti chiama Silvio Berlusconi per informarlo dell’accaduto. Poco dopo il premier varca il portone di Montecitorio scuro in volto. Chiama a rapporto i vertici del Pdl e segue una strigliata. «Inaccettabili» definisce le assenze. Poco importa che i banchi vuoti siano dovuti a strategie per condizionare sul decreto rifiuti o sulla manovra, o che siano dovute, come provano a giustificarsi i suoi, alla festa romana o alla preparazione del consiglio nazionale del Pdl che dovrebbe eleggere Angelino Alfano segretario. «Così si rischia di far saltare il governo», ammonisce il premier. Per Pier Luigi Bersani c’è poco da accanirsi: «Non stanno più in piedi, non reggono più». Ora il governo studia se presentare un decreto per recuperare la legge, ma resta il fatto, come sottolinea l’eurodeputato David Sassoli, che «con questo governo non riusciamo a recepire le direttive europee». E che, come calcola il capogruppo del Pd nella commissione per le politiche comunitarie Sandro Gozi riferendosi alle sanzioni che rischiamo di pagare all’Ue, «l’incapacità della maggioranza di approvare la legge comunitaria costa agli italiani oltre 600 mila euro al giorno». Fonte: L'Unità.it
BERLUSCONI FURIOSO - Paolo Bonaiuti chiama Silvio Berlusconi per informarlo dell’accaduto. Poco dopo il premier varca il portone di Montecitorio scuro in volto. Chiama a rapporto i vertici del Pdl e segue una strigliata. «Inaccettabili» definisce le assenze. Poco importa che i banchi vuoti siano dovuti a strategie per condizionare sul decreto rifiuti o sulla manovra, o che siano dovute, come provano a giustificarsi i suoi, alla festa romana o alla preparazione del consiglio nazionale del Pdl che dovrebbe eleggere Angelino Alfano segretario. «Così si rischia di far saltare il governo», ammonisce il premier. Per Pier Luigi Bersani c’è poco da accanirsi: «Non stanno più in piedi, non reggono più». Ora il governo studia se presentare un decreto per recuperare la legge, ma resta il fatto, come sottolinea l’eurodeputato David Sassoli, che «con questo governo non riusciamo a recepire le direttive europee». E che, come calcola il capogruppo del Pd nella commissione per le politiche comunitarie Sandro Gozi riferendosi alle sanzioni che rischiamo di pagare all’Ue, «l’incapacità della maggioranza di approvare la legge comunitaria costa agli italiani oltre 600 mila euro al giorno». Fonte: L'Unità.it
