martedì 21 giugno 2011

LA VERGOGNA DI SAN DONATO - Un condominio al posto della Ronco - Il progetto, che prevede anche una quota di edilizia pubblica e spazi destinati ad ambulatori medici, è ormai definito. La storica cascina di Poasco verrà trasformata in un residence.

Resterà l’antico mulino e verrà realizzato un capanno riservato ai mezzi agricoli, per il resto cascina Ronco si prepara a lasciarsi alle spalle i trascorsi rurali. 

L’ultimo esempio di cascina lombarda funzionante del territorio collocato in un angolo di Poasco ridosso del Parco agricolo Sudmilano (che pone vincolo sui terreni circostanti, ma non sull’edificio), è infatti al centro di un Piano di recupero, che prevede la trasformazione dell’antico stabile in un complesso residenziale, con una quota di edilizia residenziale pubblica. L’avvio dell’iter con cui si apre il capitolo che preannuncia aspro dibattito, come anticipano le prime alzate di scudi tra il centrosinistra, passa da una bozza di convenzione che dovrà essere siglata da comune e operatore privato. La svolta che i cittadini più vicini alla natura in passato avevano contrastato con una partecipata petizione, a questo punto è alle porte. Il documento prima di arrivare sui banchi del consiglio verrà passato al setaccio della politica nel corso della commissione “Territorio, ambiente e attività produttive” convocata per oggi. Dopodiché la burocrazia inizierà il suo corso. Un occhio a questo punto va ai contenuti del piano. Le volumetrie resteranno di fatto identiche (32mila145 metri cubi contro gli attuali 32mila149 metri cubi attuali), di cui 3 mila 600 metri cubi, pari a circa 16 appartamenti, suddivisi in due palazzine, saranno dedicati dall’housing sociale, ovvero ad appartamenti che daranno risposta all’emergenza abitativa di questa area di hinterland. Uno di questi corpi di fabbrica verrà realizzato dal costruttore, e sarà destinato ad ospitare anche alcuni servizi per la collettività locale, tra cui vengono menzionati gli ambulatori medici. Mentre il comune realizzerà, in un secondo tempo, la seconda palazzina che verrà sempre riservata alle fasce di popolazione più in difficoltà. Gli altri volumi saranno assorbiti dall’edilizia libera. È stata individuata una soluzione anche per i conduttori agricoli che da decenni coltivano gli appezzamenti del circondario, mantenendo funzionante la cascina che tante volte è stata meta anche di visite e gite. La famiglia in questione potrà infatti continuare a risiedere nello stesso indirizzo, dove le verrà riservato un alloggio autonomo di 500 metri quadrati. Il lottizzante cederà al comune, che è già proprietario di un’area in zona, una quota di terreno di 8mila 370 metri quadrati, su cui dovrebbe sorgere un parco attrezzato di 7mila metri quadrati.

L’addio al patrimonio rurale del territorio, ma almeno il vecchio mulino verrà salvato

L’ultima battaglia condotta in nome della tradizione per far restare Cascina Ronco una “fattoria” in funzione era stata condotta due anni fa con l’apertura di uno spazio su Facebook teso a sensibilizzare la collettività sul valore storico e ambientale di questo patrimonio del territorio. In realtà, all’epoca le prospettive erano già tracciate. La proprietà infatti dopo il crollo di una parte di tetto avvenuto l’anno precedente aveva posto rigidi vincoli ai conduttori agricoli che l’abitavano. Niente più teatro del Ronco quindi, che in passato offriva una rassegna amatoriale capace di attrarre grande partecipazione di pubblico, niente più feste e momenti di aggregazione con le associazioni locali che avevano trascorso sull’aia momenti di cambio. Il vento era iniziato a cambiare. Risalendo nel tempo era stata anche organizzata una raccolta firme per tentare di strappare questo bene dalle mire edificatorie. Persino i bambini in classe avevano lanciato appelli attraverso i loro disegni. Ma, vista l’esigenza di investimenti sulle parti in attesa di ristrutturazione, la prospettiva di una trasformazione edilizia sul pregiato bene sembra essersi imposta anche tra la gente della comunità di Poasco, che ospita il complesso. A tal proposito, in un passaggio della bozza di convenzione, si legge: «Stante la situazione di degrado e di parziale abbandono della cascina, che negli anni passati ha determinato anche degli episodi di crollo di alcune porzioni, la società ha elaborato un articolato progetto di recupero e riqualificazione di tutto l’ambito, nel rispetto del contesto ambientale e architettonico di riferimento, al fine di consentirne la valorizzazione e il riutilizzo residenziale in coerenza con le previsioni dello strumento urbanistico generale». Resterà quindi il mulino che è stato recentemente recuperato, inoltre il costruttore si è impegnato ad affrontare un investimento di massimo 100mila euro per la realizzazione di un capanno per i mezzi agricoli utilizzati dai conduttori. Per il resto la cascina verrà trasformata in un condominio di case a due piani. Fonte: Il Cittadino
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