giovedì 25 agosto 2011

I piccoli comuni sulle barricate: «Domani protesteremo a Roma»

Piccoli sì, lo sono. Ma non inermi. I comuni sotto i mille abitanti, soppressi dalla manovra di Ferragosto, non hanno intenzione di gettare la spugna. E dopo un primo momento di smarrimento, hanno scelto la via della “resistenza”, unendosi dal Lodigiano ai comuni di tutta Italia. L’obiettivo è dire “no” a un provvedimento definito da molti «sciagurato», ovvero l’articolo 16 del testo che sbarcherà nell’aula del Senato per la discussione il 5 settembre. E che non ha evitato che sorgessero anche “mal di pancia” nella stessa maggioranza, dove c’è chi difende l’idea dei tagli agli enti locali e chi li vede come fumo negli occhi senza benefici sui conti pubblici.
Un fronte in cui sperano di trovare appoggio i piccoli comuni. Proprio le “fasce tricolori”, che si sono viste portare via il municipio con la manovra di Ferragosto, hanno deciso di dare fiato alla protesta venerdì 26 agosto direttamente sotto le finestre di palazzo Chigi. A rappresentare il Lodigiano e i sette comuni soppressi (Abbadia Cerreto, Meleti, Corno Vecchio, Cavacurta, Camairago, Terranova de’ Passerini e Maccastorna), ci saranno il sindaco di Terranova, Roberto De Poli, leghista “doc” pronto a restituire la tessera del partito per protesta, e il collega di Cavacurta, Daniele Saltarelli. «Metterò la bandiera del comune a mezz’asta - annuncia De Poli - , ma non chiuderemo gli uffici comunali per un giorno, come faranno invece altri colleghi. A risentirne sarebbero solo i cittadini». De Poli, però, non vuole sentir parlare di ipotesi “post” discussione della manovra e spera che il meccanismo si inceppi prima e l’articolo 16 venga rivisto salvando i piccoli comuni che, secondo una nota dell’Anpci (associazione nazionale piccoli comuni italiani) costano all’anno come tre parlamentari. «Per qualsiasi famiglia di Terranova, il comune è il primo punto di riferimento - aggiunge il primo cittadino - : l’ultima cosa a cui voglio pensare sono gli accorpamenti». Ovvero dove andare e con chi, nel caso in cui le strategie anti manovra non dovessero andare in porto. Cartina alla mano, per Cavacurta e Camairago le “nozze” sembrano essere d’obbligo; unione a cui potrebbe affacciarsi anche Terranova. «Non siamo contrari a un’ipotesi di questo tipo, anzi - ha aperto il sindaco di Cavacurta, Daniele Saltarelli -: ma la quota dei 5 mila abitanti stabilita dal decreto sarebbe ancora lontana. L’incognita sono le disposizioni della Regione, che potrebbero abbassare i limiti». E «benedire» l’unione. Contermini Corno Vecchio, Maccastorna e Meleti (e c’è già chi ipotizza un corridoio dei “piccoli” con centro a Maleo), Abbadia sarebbe l’unica a non avere accanto un vicino di piccole dimensioni a cui accodarsi. «In ogni caso, speriamo che prevalga il buon senso e che non vengano tolti servizi ai cittadini - chiude Saltarelli -: andremo a Roma venerdì mattina a nostre spese e porteremo il “no” a una manovra che cancella il nostro ente». E mette a rischio l’identità di un territorio. «I servizi li abbiamo già accorpati nell’unione comuni Oltreadda - dice Adriano Cucchi, sindaco di Abbadia - siamo un comune virtuoso che tiene alla propria identità. Le indennità? Nessuno le prende, i soldi li lasciamo in cassa».Fonte: Il Cittadino
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