Piccoli sì, lo sono. Ma non inermi. I comuni sotto i mille abitanti,
soppressi dalla manovra di Ferragosto, non hanno intenzione di gettare
la spugna. E dopo un primo momento di smarrimento, hanno scelto la via
della “resistenza”, unendosi dal Lodigiano ai comuni di tutta Italia.
L’obiettivo è dire “no” a un provvedimento definito da molti
«sciagurato», ovvero l’articolo 16 del testo che sbarcherà nell’aula del
Senato per la discussione il 5 settembre. E che non ha evitato che
sorgessero anche “mal di pancia” nella stessa maggioranza, dove c’è chi
difende l’idea dei tagli agli enti locali e chi li vede come fumo negli
occhi senza benefici sui conti pubblici.
Un fronte in cui sperano di
trovare appoggio i piccoli comuni. Proprio le “fasce tricolori”, che si
sono viste portare via il municipio con la manovra di Ferragosto, hanno
deciso di dare fiato alla protesta venerdì 26 agosto direttamente sotto
le finestre di palazzo Chigi. A rappresentare il Lodigiano e i sette
comuni soppressi (Abbadia Cerreto, Meleti, Corno Vecchio, Cavacurta,
Camairago, Terranova de’ Passerini e Maccastorna), ci saranno il sindaco
di Terranova, Roberto De Poli, leghista “doc” pronto a restituire la
tessera del partito per protesta, e il collega di Cavacurta, Daniele
Saltarelli. «Metterò la bandiera del comune a mezz’asta - annuncia De
Poli - , ma non chiuderemo gli uffici comunali per un giorno, come
faranno invece altri colleghi. A risentirne sarebbero solo i cittadini».
De Poli, però, non vuole sentir parlare di ipotesi “post” discussione
della manovra e spera che il meccanismo si inceppi prima e l’articolo 16
venga rivisto salvando i piccoli comuni che, secondo una nota
dell’Anpci (associazione nazionale piccoli comuni italiani) costano
all’anno come tre parlamentari. «Per qualsiasi famiglia di Terranova, il
comune è il primo punto di riferimento - aggiunge il primo cittadino - :
l’ultima cosa a cui voglio pensare sono gli accorpamenti». Ovvero dove
andare e con chi, nel caso in cui le strategie anti manovra non
dovessero andare in porto. Cartina alla mano, per Cavacurta e Camairago
le “nozze” sembrano essere d’obbligo; unione a cui potrebbe affacciarsi
anche Terranova. «Non siamo contrari a un’ipotesi di questo tipo, anzi -
ha aperto il sindaco di Cavacurta, Daniele Saltarelli -: ma la quota
dei 5 mila abitanti stabilita dal decreto sarebbe ancora lontana.
L’incognita sono le disposizioni della Regione, che potrebbero abbassare
i limiti». E «benedire» l’unione. Contermini Corno Vecchio, Maccastorna
e Meleti (e c’è già chi ipotizza un corridoio dei “piccoli” con centro a
Maleo), Abbadia sarebbe l’unica a non avere accanto un vicino di
piccole dimensioni a cui accodarsi. «In ogni caso, speriamo che prevalga
il buon senso e che non vengano tolti servizi ai cittadini - chiude
Saltarelli -: andremo a Roma venerdì mattina a nostre spese e porteremo
il “no” a una manovra che cancella il nostro ente». E mette a rischio
l’identità di un territorio. «I servizi li abbiamo già accorpati
nell’unione comuni Oltreadda - dice Adriano Cucchi, sindaco di Abbadia -
siamo un comune virtuoso che tiene alla propria identità. Le indennità?
Nessuno le prende, i soldi li lasciamo in cassa».Fonte: Il Cittadino
