Sibilla Cumana' di Domenico Zampieri detto il Domenichino (nella foto) - ROMA - Da Caravaggio ai Carracci, da Guido Reni al Saraceni ai
Gentilesci: il '600 romano nel suo pieno fulgore è di scena da domani al
5 gennaio a Palazzo Venezia. Esposte 140 opere provenienti da chiese,
musei, collezioni private internazionali, come quella inglese che ha
concesso in prestito un dipinto inedito attribuito a Caravaggio. Il
Sant'Agostino, scoperto dalla storica dell'arte Silvia Danesi Squarzina,
al centro di un vivace dibattito, è infatti allestito per la prima
volta e sarà oggetto di una tavola rotonda in gennaio. Presentata alla
stampa, 'Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630' è stata ideata dalla
soprintendente del Polo museale Rossella Vodret allo scopo di illustrare
anche al largo pubblico la ricchezza delle scuole e dei movimenti nella
città eterna dei primi decenni del XVII.
Non a caso, ha spiegato la Vodret, la mostra si doveva intitolare
'Non solo Caravaggio', perché le numerose iniziative espositive degli
ultimi anni hanno puntato solo sulla genialità del Merisi e della sua
pittura rivoluzionaria. Invece, all'epoca, ha proseguito, "Roma era la
capitale d'Europa", attraeva gli artisti più rinomati dal resto d'Italia
e dall'estero, anche perché la corte papale, dopo Riforma e
Controriforma, era nuovamente impegnata a esprimere la grandezza della
Chiesa attraverso opere imponenti. Una varietà straordinaria, non
riconducibile solo alla presenza di Caravaggio, che il percorso
espositivo restituisce al visitatore grazie all'allestimento di Pier
Luigi Pizzi, il quale ha trasformato le sale di Palazzo Venezia nelle
navate di una cattedrale, per ospitare, come su altari barocchi, le pale
monumentali dei maestri romani. La mostra si apre proprio con il confronto tra la Madonna di Loreto
di Caravaggio (conosciuta anche come 'Madonna dei Pellegrini'),
custodita nella chiesa di Sant'Agostino, e il medesimo soggetto (nella
chiesa di Sant'Onofrio) di Annibale Carracci, il fulgido rappresentante
del classicismo bolognese. Una sorta di provocazione, ha aggiunto Franco
Miracco, tra l'impostazione rivoluzionaria del Merisi e un Annibale
troppo vicino al suo ambito familiare, ancora lontano dalle sintesi
immaginifiche della Galleria Farnese. Eppure le due pale, realizzate
negli stessi anni e mai esposte insieme prima d'ora, spiegano tutto
quello che verrà dopo: da una parte il classicismo e l'opera di Guido
Reni, Domenichino, Lanfranco, che a Roma trovarono importanti commesse e
dall'altra i caravaggeschi, le meraviglie dei Gentileschi, di Saraceni,
Borgianni, Manfredi. Molti di questi artisti, ha sottolineato la
Vodret, sono attualmente poco conosciuti, ma nel primo '600 erano
contesi dalle potenti famiglie aristocratiche, nonche' dai pontefici che
tornavano ad abbellire la città. Grande interesse, infine, per il
Sant'Agostino, di recente attribuito a Caravaggio da Silvia Danesi
Squarzina, che ha ritrovato in una collezione inglese il dipinto
documentato dagli archivi Giustiniani. Un'opera che lascia ancora
qualche ombra, in quanto presenta, ha detto Vodret, "parti spiazzanti,
come lo sfondo con i libri". A gennaio saranno presentati i risultati
delle indagini diagnostiche che potrebbero dare la parola definitiva
sulla paternità dell'opera.Fonte: Ansa.it
