Sono iniziati i rilievi della Soprintendenza ai beni storici e
architettonici di Milano sulla frazione Occhiò di San Giuliano, borgata
rurale per la quale è stato presentato il progetto di un impianto di
biogas grande un ettaro, con una superficie strettamente produttiva di
2500 metri quadrati.
Nel frattempo i tempi stringono anche in Comune per
dare il via libera alla centrale ad energia verde: il municipio
dovrebbe esprimersi sulla compatibilità della località scelta entro la
fine del mese in corso. La possibilità che in frazione Occhiò arrivi un
impianto di biogas di dimensioni medio-piccole, ma comunque con 2500
metri quadrati di strutture in cemento, stavolta ha allarmato non i
comitati civici, ma i comitati storici. I cultori di storia e
archeologia locale temono infatti che i vasconi di fermentazione e gli
impianti di servizio facciano da “coperchio” sotto il quale sparisca una
volta per tutte quel poco - o tanto - che si trova di storia antica
nella zona della via Emilia milanese. C’è la paura inoltre di
conseguenze sia ambientali che estetiche sulla chiesetta dei Santi
Giovanni e Paolo, la più antica di tutto il territorio. In tal modo
sodalizi come Italia Nostra Sud Est Milano chiedono a tutte le parti in
causa, Comune compreso, di valutare bene la posizione della centralina
rispetto ai siti di valore archeologico. Nei giorni scorsi è iniziata la
redazione di una scheda storico-artistica inoltrata sia alla
Soprintendenza ai beni architettonici sia al direttivo del Parco
agricolo Sud Milano (il quale, a fine ottobre, ha momentaneamente
sospeso il permesso di costruire all’imprenditore agricolo che ha
proposto il progetto). L’abitato di Occhiò rappresenta uno dei siti di
più antico insediamento in tutta la zona del Sudmilano, se non il più
antico in assoluto. Tale caratteristica è documentata in modo
inoppugnabile dall’esistenza di una cappella, parzialmente in rovina,
databile all’epoca pre-romanica, forse anteriore all’XI secolo d.C.,
realizzata oltretutto con un massiccio reimpiego di mattoni e altri
laterizi romani, quindi più vecchi di altri sei secoli almeno. Seppure
estremamente improbabile che eventuali scavi a fianco dell’Emilia, via
romana, portino alla luce situazioni simili a quella di Reggio Emilia,
con interi tratti conservati e manufatti “da museo”, gli appassionati di
storia ed arte esortano a valutare l’ipotesi di una localizzazione
alternativa del biogas.Fonte: Il Cittadino