martedì 15 novembre 2011

San Giuliano - La Soprintendenza “studia” la centrale biogas di Occhiò

Sono iniziati i rilievi della Soprintendenza ai beni storici e architettonici di Milano sulla frazione Occhiò di San Giuliano, borgata rurale per la quale è stato presentato il progetto di un impianto di biogas grande un ettaro, con una superficie strettamente produttiva di 2500 metri quadrati.

Nel frattempo i tempi stringono anche in Comune per dare il via libera alla centrale ad energia verde: il municipio dovrebbe esprimersi sulla compatibilità della località scelta entro la fine del mese in corso. La possibilità che in frazione Occhiò arrivi un impianto di biogas di dimensioni medio-piccole, ma comunque con 2500 metri quadrati di strutture in cemento, stavolta ha allarmato non i comitati civici, ma i comitati storici. I cultori di storia e archeologia locale temono infatti che i vasconi di fermentazione e gli impianti di servizio facciano da “coperchio” sotto il quale sparisca una volta per tutte quel poco - o tanto - che si trova di storia antica nella zona della via Emilia milanese. C’è la paura inoltre di conseguenze sia ambientali che estetiche sulla chiesetta dei Santi Giovanni e Paolo, la più antica di tutto il territorio. In tal modo sodalizi come Italia Nostra Sud Est Milano chiedono a tutte le parti in causa, Comune compreso, di valutare bene la posizione della centralina rispetto ai siti di valore archeologico. Nei giorni scorsi è iniziata la redazione di una scheda storico-artistica inoltrata sia alla Soprintendenza ai beni architettonici sia al direttivo del Parco agricolo Sud Milano (il quale, a fine ottobre, ha momentaneamente sospeso il permesso di costruire all’imprenditore agricolo che ha proposto il progetto). L’abitato di Occhiò rappresenta uno dei siti di più antico insediamento in tutta la zona del Sudmilano, se non il più antico in assoluto. Tale caratteristica è documentata in modo inoppugnabile dall’esistenza di una cappella, parzialmente in rovina, databile all’epoca pre-romanica, forse anteriore all’XI secolo d.C., realizzata oltretutto con un massiccio reimpiego di mattoni e altri laterizi romani, quindi più vecchi di altri sei secoli almeno. Seppure estremamente improbabile che eventuali scavi a fianco dell’Emilia, via romana, portino alla luce situazioni simili a quella di Reggio Emilia, con interi tratti conservati e manufatti “da museo”, gli appassionati di storia ed arte esortano a valutare l’ipotesi di una localizzazione alternativa del biogas.Fonte: Il Cittadino
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