«È ora che chi uccide in modo barbaro e criminoso gli animali si senta
braccato su tutti i fronti». Da palazzo San Cristoforo, il garante dei
diritti degli animali Emanuele Arensi è intervenuto con durezza in
merito ai casi di avvelenamento di cani e gatti che si sono verificati a
Caselle Landi nei giorni scorsi. Nella piccola località della Bassa
infatti è ancora “giallo” sui misteriosi avvelenamenti che da sabato
sono costati la vita a quattro felini e tre cani, mentre altri due amici
a quattro zampe sono stati salvati in extremis dai rispettivi padroni.
Anche ieri le Guardie volontarie del servizio di vigilanza della
Provincia di Lodi hanno setacciato le campagne di Caselle Landi,
accompagnati dalla giovane Laura Covelli, che per prima ha denunciato i
misteriosi avvelenamenti, non rari in realtà nel paese della Bassa: nel
2008 il cane della Covelli morì nelle stesse circostanze delle vittime
di questi ultimi giorni. «Le guardie sono state molto disponibili - ha
spiegato Laura - e subito si sono attivate sul territorio, una volta
ricevuta la comunicazione, ma in questi primi sopralluoghi fra le zone
più battute dai cani delle nostre cascine, non sono stati rinvenuti
bocconi velenosi». «Torneranno per nuovi controlli - ha continuato la
Covelli - e faranno anche degli appostamenti». «Il grave episodio di
avvelenamento di animali nel territorio di Caselle Landi, unitamente
agli altri citati dalla stampa, sono segno di inciviltà - ha dichiarato
il garante Arensi - poiché chi distribuisce sostanze nocive arreca un
danno in senso assoluto all’ambiente per la diffusione in terreno e
acqua e provoca la morte di fauna selvatica e animali domestici, ma
mette a rischio anche l’incolumità delle persone».«L’ordinanza
ministeriale sul divieto di utilizzo di esche velenose, rinnovata il 10
febbraio 2012, prevede che, a seguito di diagnosi di sospetto
avvelenamento, il sindaco disponga l’apertura di un’indagine in
collaborazione con le autorità competenti - ha precisato Arensi - ed
entro 48 ore individui le modalità di bonifica dell’area: è
significativa la pronta risposta della Provincia nel coadiuvare le
indagini e spero che l’apposito tavolo attivato presso le prefetture
dalla predetta ordinanza possa contribuire a far luce sui troppi episodi
di avvelenamento che so essere purtroppo molto più diffusi nel
territorio di quanto si possa pensare».Chi incivilmente ha abbandonato
esche velenose rischia sanzioni pesantissime.Fonte: Il Cittadino

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