«Attenzione: il Sudmilano e la via Emilia stanno diventando un sempre
importante crocevia di spaccio». L’allarme si alza da Don Mario Sozzi,
braccio destro di Don Chino Pezzoli, a capo della fondazione “Promozione
e solidarietà umana”, con alle spalle un impegno di oltre 30 anni a
fianco dei tossicodipendenti. L’attività dall’alto valore solidale è
partita proprio da questo tratto di hinterland e ancora oggi, che conta
su una rete di comunità diffuse in Italia, ha come quartier generale il
centro d’ascolto di via Crociate. Un faro che resta acceso per chi vuol
dire “basta”. «La situazione rimane di emergenza - prosegue Don Mario -:
basti pensare che tra il mese dicembre e questa prima settimana di
gennaio abbiamo avuto una ventina di ricoveri, tra cui anche
professionisti, molti dei quali provengono da altre località, ma
raggiungevano il nostro territorio, a San Donato e a San Giuliano, per
comprare la cocaina». Tra i punti sensibili, in base alle rivelazioni di
chi ha deciso di uscire dal tunnel, vengono citate le pensiline degli
autobus lungo la via Emilia, piuttosto che la fermata della Mm3 a San
Donato: punti strategici di intenso traffico, dove in base a quanto
emerge i pusher danno appuntamento ai consumatori di stupefacenti, che
si presentano puntuali con banconote alla mano. L’hinterland ospita
insomma delle sorte di supermercati “pronta consegna” dello spaccio: una
piaga che si consuma tra l’interrotto viavai di pendolari e studenti.
Si parla di una minaccia troppo a portata di mano degli adolescenti, che
preoccupa fortemente chi ha dedicato la vita nella battaglia per
restituire dignità alle vittime della dipendenza. Rivolgendosi alle
famiglie, il sacerdote lancia un nuovo appello. «Torno a dire: state
attenti agli orari dei vostri figli, ai soldi che date loro in tasca,
alle abitudini, alle amicizie, a come i ragazzi occupano il loro tempo
libero e teneteli lontani dal gioco d’azzardo, perché i rischi sono
elevati». Se dunque San Giuliano negli anni ‘70, in cui era l’eroina a
mietere vittime, è arrivata ad avere il triste primato di punto nero
della Lombardia, ora che l’attenzione è calata e il cocainomane odierno
riesce forse a dare meno nell’occhio rispetto a chi allora si bucava, il
fenomeno resta attuale più che mai nella sua drammaticità. Chiamate in
causa anche le istituzioni. «Di droga - conclude Don Mario -, se ne
parla pochissimo, se non quando succede qualche fatto eclatante -, in
realtà è un problema di dimensioni enormi della nostra società, anche se
sembra dimenticato, messo da parte, tanto che non fa nemmeno più
notizia». Intanto le comunità sono quasi sature e in via Crociate
l’attività resta intensissima, con continui nuovi ingressi di giovani, e
non solo, molti dei quali dicono che a San Giuliano e dintorni c’erano
già stati, per fare rifornimento di dosi. Fonte: Il Cittadino

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