giovedì 10 gennaio 2013

La droga viaggia a fiumi nel Sudmilano

«Attenzione: il Sudmilano e la via Emilia stanno diventando un sempre importante crocevia di spaccio». L’allarme si alza da Don Mario Sozzi, braccio destro di Don Chino Pezzoli, a capo della fondazione “Promozione e solidarietà umana”, con alle spalle un impegno di oltre 30 anni a fianco dei tossicodipendenti. L’attività dall’alto valore solidale è partita proprio da questo tratto di hinterland e ancora oggi, che conta su una rete di comunità diffuse in Italia, ha come quartier generale il centro d’ascolto di via Crociate. Un faro che resta acceso per chi vuol dire “basta”. «La situazione rimane di emergenza - prosegue Don Mario -: basti pensare che tra il mese dicembre e questa prima settimana di gennaio abbiamo avuto una ventina di ricoveri, tra cui anche professionisti, molti dei quali provengono da altre località, ma raggiungevano il nostro territorio, a San Donato e a San Giuliano, per comprare la cocaina». Tra i punti sensibili, in base alle rivelazioni di chi ha deciso di uscire dal tunnel, vengono citate le pensiline degli autobus lungo la via Emilia, piuttosto che la fermata della Mm3 a San Donato: punti strategici di intenso traffico, dove in base a quanto emerge i pusher danno appuntamento ai consumatori di stupefacenti, che si presentano puntuali con banconote alla mano. L’hinterland ospita insomma delle sorte di supermercati “pronta consegna” dello spaccio: una piaga che si consuma tra l’interrotto viavai di pendolari e studenti. Si parla di una minaccia troppo a portata di mano degli adolescenti, che preoccupa fortemente chi ha dedicato la vita nella battaglia per restituire dignità alle vittime della dipendenza. Rivolgendosi alle famiglie, il sacerdote lancia un nuovo appello. «Torno a dire: state attenti agli orari dei vostri figli, ai soldi che date loro in tasca, alle abitudini, alle amicizie, a come i ragazzi occupano il loro tempo libero e teneteli lontani dal gioco d’azzardo, perché i rischi sono elevati». Se dunque San Giuliano negli anni ‘70, in cui era l’eroina a mietere vittime, è arrivata ad avere il triste primato di punto nero della Lombardia, ora che l’attenzione è calata e il cocainomane odierno riesce forse a dare meno nell’occhio rispetto a chi allora si bucava, il fenomeno resta attuale più che mai nella sua drammaticità. Chiamate in causa anche le istituzioni. «Di droga - conclude Don Mario -, se ne parla pochissimo, se non quando succede qualche fatto eclatante -, in realtà è un problema di dimensioni enormi della nostra società, anche se sembra dimenticato, messo da parte, tanto che non fa nemmeno più notizia». Intanto le comunità sono quasi sature e in via Crociate l’attività resta intensissima, con continui nuovi ingressi di giovani, e non solo, molti dei quali dicono che a San Giuliano e dintorni c’erano già stati, per fare rifornimento di dosi. Fonte: Il Cittadino

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