giovedì 10 gennaio 2013

San Giuliano - Cascina Occhiò, la polizia “blocca” il biogas

La Polizia provinciale ha messo sotto sequestro l’impianto di biogas di Occhiò, frazione di San Giuliano. Il clamoroso sviluppo si è registrato nei primi giorni del 2013, quando le ispezioni a Occhiò hanno accertato l’esistenza di opere abusive che praticamente corrispondono a un secondo impianto oltre a quello autorizzato dal Parco agricolo Sud Milano. Non avevano quindi mancato del tutto il segno gli attivisti di Italia Nostra Sud Est Milano, che già settimane prima di Natale, con una “passeggiata” nei fondi agricoli avevano constatato la presenza attorno al sito principale di scavi dalla poco chiara funzione, sbancamenti e trincee che lasciavano presagire esattamente quella “Occhiò-bis” che stava mettendo radici. L’intervento dell’assessorato provinciale alla sicurezza (nella fattispecie del Comando polizia provinciale di Paullo) già prima di Natale aveva preso le debite informazioni con sopralluoghi e controlli. Nei primi giorni dell’anno è stato deciso il blitz e tutta l’area di scavo non autorizzata è finita sotto lucchetto. Di per sè questo non pregiudica la funzionalità del “sito 1” (cioè quello con accesso dalla strada poderale di Occhiò), ma mette il silenziatore a qualunque sbrigativo raddoppio della struttura per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, insilato di mais nella fattispecie. Il comando territoriale di Paullo è andato fino in fondo alla strada sterrata che gira attorno all’immenso quadrilatero del biogas e si è trovato di fronte, praticamente, una seconda struttura. Di fatto la proprietà del sito (la Agricola Montone S.a.s) , stava costruendo l’ampliamento delle vasche di fermentazione e dei silos. Ma l’autorizzazione non c’è: nessun ente in conferenza di servizi, nè la provincia nè il comune nè il Parco Sud ha mai dato il via libera al raddoppio del progetto in questione. Gli uomini che fanno riferimento all’assessore provinciale Stefano Bolognini hanno constatato uno scavo da 4.085 metri quadri extra perimetro per una lunghezza di 95 metri, una larghezza media di 43 e una profondità media di trincea di 3,8 metri. Il volume complessivo dello scavo che non ci dovrebbe essere è pari a 15.500 metri cubi. Lo sbancamento non è nemmeno privo di parti murarie, perché all’interno del sito c’erano già delle platee in cemento e strumentazioni varie finalizzate ad accendere Occhiò-bis. L’area su cui insiste il tutto è circondata da una trincea sviluppata per 140 metri con una profondità di circa un metro. Dulcis in fundo, in merito al cantiere non autorizzato sono state rilevate varie irregolarità sotto il profilo della sicurezza sui luoghi di lavoro, sotto l’aspetto contributivo e quello dell’assegnazione dei lavori alle ditte esecutrici.L’area è stata sottoposta a sequestro preventivo penale anche per evitare che l’ampliamento venisse occultato con terre da riporto, per essere pronto a riemergere. Il fascicolo è alla Procura della Repubblica di Lodi.Fonte: Il Cittadino

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