La Polizia provinciale ha messo sotto sequestro l’impianto di biogas di
Occhiò, frazione di San Giuliano. Il clamoroso sviluppo si è registrato
nei primi giorni del 2013, quando le ispezioni a Occhiò hanno accertato
l’esistenza di opere abusive che praticamente corrispondono a un secondo
impianto oltre a quello autorizzato dal Parco agricolo Sud Milano. Non
avevano quindi mancato del tutto il segno gli attivisti di Italia Nostra
Sud Est Milano, che già settimane prima di Natale, con una
“passeggiata” nei fondi agricoli avevano constatato la presenza attorno
al sito principale di scavi dalla poco chiara funzione, sbancamenti e
trincee che lasciavano presagire esattamente quella “Occhiò-bis” che
stava mettendo radici. L’intervento dell’assessorato provinciale alla
sicurezza (nella fattispecie del Comando polizia provinciale di Paullo)
già prima di Natale aveva preso le debite informazioni con sopralluoghi e
controlli. Nei primi giorni dell’anno è stato deciso il blitz e tutta
l’area di scavo non autorizzata è finita sotto lucchetto. Di per sè
questo non pregiudica la funzionalità del “sito 1” (cioè quello con
accesso dalla strada poderale di Occhiò), ma mette il silenziatore a
qualunque sbrigativo raddoppio della struttura per la produzione di
energia elettrica da fonti rinnovabili, insilato di mais nella
fattispecie. Il comando territoriale di Paullo è andato fino in fondo
alla strada sterrata che gira attorno all’immenso quadrilatero del
biogas e si è trovato di fronte, praticamente, una seconda struttura. Di
fatto la proprietà del sito (la Agricola Montone S.a.s) , stava
costruendo l’ampliamento delle vasche di fermentazione e dei silos. Ma
l’autorizzazione non c’è: nessun ente in conferenza di servizi, nè la
provincia nè il comune nè il Parco Sud ha mai dato il via libera al
raddoppio del progetto in questione. Gli uomini che fanno riferimento
all’assessore provinciale Stefano Bolognini hanno constatato uno scavo
da 4.085 metri quadri extra perimetro per una lunghezza di 95 metri, una
larghezza media di 43 e una profondità media di trincea di 3,8 metri.
Il volume complessivo dello scavo che non ci dovrebbe essere è pari a
15.500 metri cubi. Lo sbancamento non è nemmeno privo di parti murarie,
perché all’interno del sito c’erano già delle platee in cemento e
strumentazioni varie finalizzate ad accendere Occhiò-bis. L’area su cui
insiste il tutto è circondata da una trincea sviluppata per 140 metri
con una profondità di circa un metro. Dulcis in fundo, in merito al
cantiere non autorizzato sono state rilevate varie irregolarità sotto il
profilo della sicurezza sui luoghi di lavoro, sotto l’aspetto
contributivo e quello dell’assegnazione dei lavori alle ditte
esecutrici.L’area è stata sottoposta a sequestro preventivo penale anche
per evitare che l’ampliamento venisse occultato con terre da riporto,
per essere pronto a riemergere. Il fascicolo è alla Procura della
Repubblica di Lodi.Fonte: Il Cittadino
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