mercoledì 16 gennaio 2013

Mediglia - Dall’eternit ai frigoriferi, tra i campi di Mediglia “regnano” le discariche

Ventidue chilometri quadrati, in larga parte ricompresi all’interno dei confini del parco agricolo Sud. Alle porte di Milano, il Comune di Mediglia è quello con la più ampia fetta di territorio ancora “verde”, un vanto per i cittadini del posto, ma anche un “pericolo”. Perché quotidianamente le distese agresti sono bersaglio di gente senza scrupoli che abbandona rifiuti, ma anche auto rubate.Basta inforcare una bicicletta e pedalare lungo le strade che venano il territorio per accorgersi delle discariche disseminate in campagna, tra secchi di vernice, elettrodomestici, pneumatici, eternit e complementi d’arredo. Da Zoate a Tribiano lungo la Cerca si lambiscono i confini di Mediglia e già lungo la provinciale compaiono le prime cataste d’immondizia. Allora basta muoversi verso la Paullese, seguendo la direzione per San Martino Olearo e lungo le rive delle rogge che costeggiano le arterie si notano sacchi neri in quantità.«Ne ho contati un centinaio - racconta Silvano Paterlini di Cittadinanza Attiva -: sacchi bianchi e neri, borse della spesa con dentro bottiglie di plastica e rifiuti domestici. Cose che comunque si potrebbero tranquillamente smaltire conferendoli e facendo la raccolta differenziata. E invece si trovano ai margini della strada, così si spargeranno tra la vegetazione e quando passeranno gli addetti della Provincia di Milano per tagliare l’erba delle rive, verranno triturati e con l’andare del tempo ce li ritroveremo interrati. Un vero scempio».Proseguendo poi per villa Zurli e Cascina Pizzo certo lo sguardo non gode di un panorama migliore, visto che due enormi sacchi fanno bella mostra davanti ad una roggia.Il tour prosegue verso il campo sportivo, dove si trova un coacervo di materiali di vario tipo: vernice, arredamenti a pezzi, stuoie, pentole e tante alte cose. Puntando su Bustighera fino allo scheletro di quel che resta del tritovagliatore, che i rifiuti doveva eliminarli, si scopre che, ironia della sorte, proprio questo complesso è diventato la meta preferita degli inquinatori, da quando nel 2007 è andato a fuoco e la struttura è stata dismessa.La discarica a cielo aperto a ridosso delle recinzioni, con televisori, un paio di batterie (una per camion e una per auto), materassi, una vecchia lucidatrice e mobili forse rende bene l’idea. Come se qualcuno avesse deciso di rifarsi l’arredamento liberandosi di quello vecchio gettandolo in qualche campo.Fonte: Il Cittadino

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