«Fermate il biogas a Carpiano», è ancora questa la posizione di Comune e
ambientalisti. Ma l’impianto biogas hanno già cominciato a costruirlo. E
lo concluderanno presto, entro la primavera, in fondo a via Moro angolo
via Pertini. Al confine della zona industriale l’appezzamento dove la
società Scor Uno srl ha commissionato la realizzazione di quattro silos
di fermentazione è tutto un cantiere. Presto cominceranno a produrre
energia da metano. A meno che il pronunciamento del Tribunale
amministrativo regionale, al quale il Comune si è appellato, arrivi a
bloccare le opere. E il parere del Tar è atteso a fine febbraio. Per il
resto, il 15 gennaio nell’area industriale di Francolino sono iniziati
gli sbancamenti e ben presto si sono visti i vasconi spuntare all’
orizzonte dei capannoni di logistica. Le opere sono partite con la
quarta e i proprietari, assieme ai costruttori, tengono fissa la barra
sulla loro linea: «Nel biogas di Francolino c’è lo stesso pericolo per
la salute pubblica che hanno tre autobus a metano circolanti per
strada». «È come avere tre autobus in più in giro - esternano dalla
Iesbiogas di Pordenone, grande società specializzata che ha già “acceso”
decine di strutture come quella carpianese - visto che anche noi
funzioniamo a metano col nostro impianto. Questo è tutto, altri rischi
non ce ne sono». Il Comune di Carpiano, opponendosi in sede Tar, ha
definito la centrale di Francolino «incongruente sotto molti profili».
Fra questi l’ubicazione troppo vicina agli abitati, la non
autosufficienza della biomassa utilizzata (secondo il Comune il sistema
utilizza meno del 50 per cento di materiali vegetali prodotti in loco) e
ultimo ma non minore timore, l’attrazione di ulteriore traffico sulla
provinciale 40 Binasco-Melegnano. Un quadro che nel giudizio dei
costruttori non sta in piedi: «Questi progetti si fanno presentando
all’ente competente, in questo caso la Provincia di Milano, uno studio
di traffico connesso alla struttura - così da Pordenone -. Se non si
danno questi elementi prima, nemmeno si autorizza l’avvio lavori. Nel
nostro caso la stima è di 20 camion al giorno in più per un determinato
periodo dell’anno, perché il mais o qualsiasi altro derivato vegetale
non arriva sempre. Il picco di attività è a giugno se il propellente è
l’insilato di mais da primo raccolto, a settembre se si utilizza il
raccolto maggiore. In totale la fascia di traffico stradale massimo dura
15 giorni in estate. Per quanto riguarda poi lo spreco di prodotti
vegetali, il discorso sarebbe lungo. Il Sudmilano è pieno di terreni
incolti, nei quali non si produce nulla. Meglio farli entrare nei
circuiti delle agroenergie».Fonte: Il Cittadino
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