sabato 2 febbraio 2013

Da Carpiano “no” al biogas Ma il sito è quasi terminato

«Fermate il biogas a Carpiano», è ancora questa la posizione di Comune e ambientalisti. Ma l’impianto biogas hanno già cominciato a costruirlo. E lo concluderanno presto, entro la primavera, in fondo a via Moro angolo via Pertini. Al confine della zona industriale l’appezzamento dove la società Scor Uno srl ha commissionato la realizzazione di quattro silos di fermentazione è tutto un cantiere. Presto cominceranno a produrre energia da metano. A meno che il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale, al quale il Comune si è appellato, arrivi a bloccare le opere. E il parere del Tar è atteso a fine febbraio. Per il resto, il 15 gennaio nell’area industriale di Francolino sono iniziati gli sbancamenti e ben presto si sono visti i vasconi spuntare all’ orizzonte dei capannoni di logistica. Le opere sono partite con la quarta e i proprietari, assieme ai costruttori, tengono fissa la barra sulla loro linea: «Nel biogas di Francolino c’è lo stesso pericolo per la salute pubblica che hanno tre autobus a metano circolanti per strada». «È come avere tre autobus in più in giro - esternano dalla Iesbiogas di Pordenone, grande società specializzata che ha già “acceso” decine di strutture come quella carpianese - visto che anche noi funzioniamo a metano col nostro impianto. Questo è tutto, altri rischi non ce ne sono». Il Comune di Carpiano, opponendosi in sede Tar, ha definito la centrale di Francolino «incongruente sotto molti profili». Fra questi l’ubicazione troppo vicina agli abitati, la non autosufficienza della biomassa utilizzata (secondo il Comune il sistema utilizza meno del 50 per cento di materiali vegetali prodotti in loco) e ultimo ma non minore timore, l’attrazione di ulteriore traffico sulla provinciale 40 Binasco-Melegnano. Un quadro che nel giudizio dei costruttori non sta in piedi: «Questi progetti si fanno presentando all’ente competente, in questo caso la Provincia di Milano, uno studio di traffico connesso alla struttura - così da Pordenone -. Se non si danno questi elementi prima, nemmeno si autorizza l’avvio lavori. Nel nostro caso la stima è di 20 camion al giorno in più per un determinato periodo dell’anno, perché il mais o qualsiasi altro derivato vegetale non arriva sempre. Il picco di attività è a giugno se il propellente è l’insilato di mais da primo raccolto, a settembre se si utilizza il raccolto maggiore. In totale la fascia di traffico stradale massimo dura 15 giorni in estate. Per quanto riguarda poi lo spreco di prodotti vegetali, il discorso sarebbe lungo. Il Sudmilano è pieno di terreni incolti, nei quali non si produce nulla. Meglio farli entrare nei circuiti delle agroenergie».Fonte: Il Cittadino

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